Una delle questioni che sembra stare particolarmente a cuore a Nicolas Sarkozy è la riforma del settore dei media. Eppure molte sono le ombre che i giornalisti ravvisano in questa estrema solerzia.
Da poco è stata avviata la riforma della tv pubblica che, dal 1° gennaio 2009, vedrà scomparire la pubblicità. Per compensare i mancati introiti pubblicitari, valutati per il primo anno a 450 milioni, la proposta del Presidente è di imporre una nuova tassa dello 0,9% sul fatturato di operatori telefonici e fornitori d’accesso a internet. Il canone (116 euro) non verrà aumentato ma non è esclusa una indicizzazione sull’inflazione. Ma dove andrà a finire la pubblicità abbandonata dalle reti pubbliche? Secondo gli esperti, per il 70% confluirà nelle altre tv (Tf1, M6), nelle pay-tv (Canal Plus) e nelle nuove arrivate: quelle del digitale terrestre. Il resto verrà assorbito dal web o scomparirà.
Sarkozy ha anche annunciato che, nella riforma, è prevista la nomina governativa del presidente di France Télévisions: un ritorno indietro di tre anni, quando l’Ortf era direttamente dipendente dal potere politico. Secondo il capo dello Stato il sistema attuale che prevede la nomina da parte di un organismo indipendente (ma nominato dalle alte cariche dello Stato) è pura ipocrisia. E su questo come dargli torno viste anche le esperienze italiane?
Ma i progetti di Sarkozy non finiscono qui. Egli, come tutti gli inquilini dell’Eliseo, vuole una presenza all’estero e quindi chiede una riorganizzazione del sistema radio-televisivo, nazionale con un vertice unico. E poi sogna un grande società francese multimediale: “Il grande gruppo di comunicazione francese Lagardère non ha televisioni e il grande gruppo di televisioni francese Bouygues non ha stampa. Quanto a Canal Plus è presente solo in Francia”. Il presidente mira a “costruire un modello economico che consenta ai grandi gruppi francesi di essere indipendenti” e poter competere con Murdoch e altri gruppi di questa natura. Ma è difficile individuare il confine tra i “regali” agli amici e le buone intenzioni dichiarate ai giornali. Basti pensare che tutti i grandi protagonisti del mondo mediatico transalpino sono amici di Nicolas. Bouygues, proprietario della prima rete televisiva europea (Tf1) è stato testimone al secondo matrimonio (quello con Cécilia) insieme a Bernard Arnault, il magnate del lusso (Lvmh), padrone del quotidiano economico “Les Echos”. Vincent Bollorè – che controlla il gigante della pubblicità Havas, una piccola rete tv e due gratuite – ha messo gentilmente a disposizione del capo dello Stato il suo panfilo per una gita Malta e il suo jet privato per una vacanza in Egitto. Lagardère, proprietario di Hachette, dice che il Presidente è “come un fratello”. Intanto Sarkozy, ribadisce che per lui: “La stampa è un settore economico , un’industria strategica che merita di essere sviluppata come la sanità, i trasporti e l’ambiente”. E non fa parte della responsabilità del Presidente della Repubblica occuparsi dell’economia del suo Paese?
Fabiana Cammarano
Nei capitoli precedenti abbiamo analizzato la cooperativa giornalistica soprattutto sotto il profilo della sua organizzazione:…
“Andrei a cena pure con Totò Riina”, ha detto Sigfrido Ranucci a chi gli rimproverava…
L’estate sta finendo, è tempo di tornare a scuola ed è già polemica per l’ennesimo…
Per anni la trascrizione automatica è stata una funzione utile ma imperfetta. Si registrava una…
L’unica certezza, sempre che si possa definire tale, è che Sigfrido Ranucci non sarà più…
La pubblicità online di giochi e scommesse sta diventando un terreno sempre più difficile da…