«A poche ore dalla nuova convocazione presso la Regione Lazio, fissata per mercoledì pomeriggio, e con la spada di Damocle della cassa integrazione a zero ore, i lavoratori e le lavoratrici di Liberazione che occupano il giornale dal 28 dicembre, attendono ancora una risposta ufficiale alla loro proposta, avanzata da giorni in azienda, resa pubblica nel corso di una conferenza stampa il 7 febbraio e rilanciata lo scorso weekend durante la tre giorni europea su “Reddito, beni comuni e democrazia” che si è svolta al Teatro Valle di Roma». Lo scrivono la Rsu e il Cdr di Liberazione. «La proposta – si legge in una nota -, messa a punto nei suoi aspetti contabili e legali, consente di portare il costo del lavoro esattamente al livello indicato dall’editore, la Mrc socio unico Rifondazione Comunista, che verrebbe a spendere per 35 persone quanto ha deciso di spendere per 6. Concretamente si tratta di applicare a tutti, nessuno escluso, il contratto di solidarietà al 60% (in questo caso l’editore pagherebbe solo il 40% e gli istituti previdenziali contribuirebbero con una reintegrazione pari all’80% della retribuzione persa)». «I lavoratori e le lavoratrici di Liberazione – conclude la nota – si assumono ancora una volta la responsabilità di voler continuare a far vivere questo giornale e aspettano una riposta dall’editore Mrc e da Rifondazione Comunista».
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