Il giorno dopo la «rivoluzione digitale» la provincia di Torino continua a essere divisa tra chi vede la tv e chi ne vede solo una parte. Il passaggio tecnicamente è stato perfetto: «Quasi tre milioni di persone, in un giorno solo, è un’operazione inedita in Europa», dice Andrea Ambrogetti, presidente di Dgtvi, il consorzio che gestisce il passaggio.
Ma non tutti sono soddisfatti. «Ci sono 65 comuni senza tv» attacca Lido Riba, presidente dell’Uncem Piemonte, l’unione delle comunità montane. «Se contiamo che tra Torino e Cuneo i comuni di montagna sono 250, significa che in uno su quattro ci sono problemi». Il Corecom aveva messo in guardia sul rischio oscuramento: «C’era da aspettarselo – dice il vicepresidente Roberto Rosso – Noi l’avevamo segnalato sei mesi fa». «Ci hanno sempre detto che non ci sarebbero stati problemi», aggiunge Riba.
I problemi ci sono. Cento ripetitori. Li hanno installati, nel tempo e a loro spese, comuni e comunità montane. «Servivano per far vedere la Rai perché l’azienda non aveva mai provveduto a potenziare il segnale», spiega Rosso. Venti giorni fa si è raggiunta un’intesa su 65 impianti: la Rai, entro un mese, li attrezzerà a spese del ministero delle Comunicazioni. «Il problema – aggiunge Riba – è che abbiamo scoperto che ce ne sono altri 30». Piccoli ripetitori, alcuni servono poche decine di persone, in tutto 12-15 mila. «Ora sarà la Regione a sistemare quelli che servono» precisa il capo di Gabinetto della Regione Roberto Moisio, componente della task force piemontese sul digitale. «Stiamo cercando 200-300 mila euro».
(www3.lastampa.it)
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