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Diffamazione. Mondadori risarcirà la Boccassini con 80 mila euro

La Mondadori dovrà risarcire Ilda Boccassini con 80mila euro per un articolo diffamatorio apparso su Panorama nel dicembre del ’99. Lo ha stabilito la Cassazione in sede civile che ha confermato la lesione della reputazione della pm per l’articolo ‘Storia di cimici (finte) e di inganni (veri), firmato da Lino Jannuzzi, a sua volta condannato a pagare al magistrato 20mila euro. Boccassini aveva citato in giudizio la casa editrice e il giornalista, perdendo davanti al Tribunale di Roma nel 2002. Riformando la sentenza, la Corte d’appello nel 2007 affermava invece il contenuto diffamatorio dell’articolo condannando in solido la casa editrice, il direttore del settimanale Roberto Briglia, oltre che il giornalista. L’articolo verteva sulle indagini condotte da Boccassini sulla corruzione di alcuni magistrati ed avvocati romani, e in particolare sulla vicenda delle intercettazioni ambientali effettuate in un bar in conversazione tra i giudici Squillante e Misiani. Jannuzzi sostenva che Boccassini avesse incastrato Mesiani in un interrogatorio facendogli credere di muovergli le contestazioni sulla base di intercettazioni, disponendo in realtà solo di un ‘brogliacciò delle polizia giudiziaria. La vicenda era stata pure oggetto di un’interpellanza parlamentare e presa in carico dal Csm che non emise alcuna sanzione. Respingendo il ricorso della Mondadori la terza sezione civile rimarca come il giudice di merito abbia affermato e «ampiamente motivato» la falsità della notizia, perché quanto risultante dalla trascrizione conteneva dichiarazioni vere e in parte ammesse. La Cassazione ribadisce inoltre come l’articolo superasse «il limite della continenza espressiva», come hanno sottolineato i giudici di Milano che hanno riscontrato «pesanti offese nei confronti del magistrato». Per la stessa ragione anche l’invocata esimente del diritto di critica potesse essere fatta valere. Le notizie, afferma la Cassazione, erano riportate in maniera tale da «maliziosamente ingenerare nel lettore un orientamento di tipo prettamente denigratorio nei confronti della Boccassini». Motivo per cui la Suprema Corte ha respinto il ricorso della Mondadori e quello di Jannuzzi.

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