La comunicazione politica ha perso la bussola. Il caso del gioielliere piemontese condannato a 14 anni di carcere per avere ucciso due dei tre rapinatori ha alzato i toni del dibattito ma abbassato di molto il livello.
Quando si studiava ancora, c’era educazione civica e si imparava che più o meno funziona così. Ci sta un Parlamento che fa le leggi, un Governo che le esegue, una magistratura che le fa rispettare e un Presidente della Repubblica che controlla che tutto funzioni.
Gli elementi nuovi sono che non si studia più e non funziona più così. Infatti, le leggi le fa il Governo, la magistratura riesce poco e male a farle rispettare, il Parlamento sta a guardare e il Presidente della Repubblica sembra un soldato giapponese nel Pacifico nel 1945 con la Costituzione in mano al posto della katana.
Si diceva, sempre quando si studiava, che le sentenze vanno rispettate, mentre ora si attacca non solo la sentenza, ma anche il magistrato che l’ha emessa. Lo scontro diventa personale, più che politico, con esponenti della maggioranza e della minoranza che postano sui social la qualunque. Non è che io faccia altro, e mi perdonino i due lettori di questo sito, se non parlo questa volta di informazione, ma quando si studiava si diceva che alla base di una democrazia c’è il pluralismo e allora prendo la palla e questa volta ci balzo sopra.
La Corte di Cassazione ha condannato Mario Roggero a quattordici anni di reclusione e a un indennizzo a favore dei familiari dei rapinatori uccisi. Questo è il fatto. Ora è normale che nei tanti bar dello sport di questo Paese, tra una Luisona e un’altra, si parli di questo. Io questa mattina ne ho parlato con un signore che incontro tutte le mattine quando faccio le lunghe passeggiate a cui il povero Pumba mi costringe.
Erano le sei e mezza di mattina ma si è improvvisato un raduno di anziani mattinieri, chi acciaccato e chi scassato, ma ci sta. Ognuno la pensa diversamente, alla fine prevalgono quelli che avrebbero voluto i ladri in galera e il gioielliere a casa, ma a volte succede che i ladri sono nella tomba, il gioielliere in galera e la casa è desolatamente vuota.
Il punto è che al bar dello sport ci vanno anche i Ministri, compreso il loro Presidente, e irrompono aprendo la porta tipo saloon del western, che a molti di loro, e a uno in particolare, piacerebbe attraversare con le pistole già sguainate.
Risponde l’opposizione dal proprio saloon urlando ancora più forte, come quando in Parlamento, dopo che la maggioranza ha bocciato le preferenze che loro volevano, hanno esultato tipo finale dei mondiali perché si vota non come loro volevano. Roba che a pensarci si pensa, mamma che confusione.
Ma poi capisci che i componenti del Governo che fanno le leggi, perché il Parlamento si deve occupare di altro, ma ancora non si è capito di cosa, si arrabbiano con i magistrati perché hanno emesso una sentenza sulla base di una legge, quella sulla legittima difesa, che non gli piace.
Perché prevede una condanna troppo dura, troppo carcere, e d’altronde nei saloon quando arriva lo sceriffo Tex non viene mai arrestato perché ha sfoderato sempre prima dell’altro. E allora la riforma facciamo scrivere al ranger e ai suoi pards.
Eppure, ma tu guarda, proprio questo Governo del carcere ne ha fatto una pietra miliare, nessuno come loro ha aumentato le pene e previsto reati nuovi, inneggiando molti di loro, uno in particolare, al lancio delle chiavi e al marcimento dell’indegno detenuto in carcere.
Giornali e giornalisti prendono l’occasione al volo e aprono i loro bar, ammessi solo gli amici, per entrare nella bottega serve la dichiarazione preventiva di appartenenza. Intanto decine di migliaia di detenuti stanno in carcere, le chiavi per uscire le hanno buttate via e marciscano pure, anche se quasi la metà sta lì che manco si sa se sono colpevoli, ma tanto all’altro bar, quello di Travaglio & C., colpevoli lo saranno, sennò mica stavano in carcere.
Non so se è meglio quando si stava peggio, se è meglio un uovo oggi o una gallina domani, se fa questo caldo perché Governo ladro. E nemmeno se è giusto o no che Roggero stia in carcere per un periodo così lungo, anche se questa domanda me la porrei per tutti i detenuti in attesa di qualcuno che trovi le chiavi prima che marciscano.
Ma questi dubbi, forse, derivano semplicemente dal fatto che se a scuola non avessi studiato mamma e papà si sarebbero arrabbiati. E non poco. E a scuola c’era educazione civica.
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