Dall’Italia un appello per i giornalisti detenuti in Venezuela

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Un altro anno è arrivato ma ciò che non passa sono le violenze e le limitazioni della libertà a cui sono sottoposti i giornalisti in tutto il mondo: ora l’attenzione è tutta sul Venezuela. Già, perché le sigle internazionali di rappresentanza dei cronisti hanno diramato un appello affinché vengano subito rimessi in libertà i giornalisti detenuti nel Paese sudamericano. Una questione che si è fatta ancora più pesante dal momento che sugli scenari internazionali lo scontro tra Caracas e gli americani si va facendo sempre più importante, preoccupante e pericoloso.

Sono ventidue i giornalisti detenuti in Venezuela. Insieme a loro ci sarebbero altri operatori della comunicazione che ne condividono il duro destino. Un caso che ha fatto insorgere le organizzazioni mondiali e regionali a difesa della libertà di stampa. Che hanno preso carta e penna e rivolto un appello al governo presieduto da Nicholas Maduro. Vengono contestate, tra le altre cose, la natura definita “arbitraria” degli arresti e la mancanza sostanziale di garanzie di legge. Ci sarebbero gravi vulnus legati al giusto processo “tra cui sparizioni forzate temporanee, negazione dell’accesso ad avvocati di fiducia, periodi di incomunicabilità, mancanza di assistenza medica e assenza di informazioni ufficiali sui procedimenti giudiziari”.

Tra i detenuti, come fanno sapere i giornalisti italiani dell’Fnsi citando (anche) una nota Ansa, “figurano la giornalista Nakary Ramos e il marito Gianni González, arrestati da oltre otto mesi mentre stavano realizzando un servizio informativo e accusati di istigazione all’odio e diffusione di notizie false. Nell’elenco compaiono anche noti professionisti e attivisti dell’informazione, tra cui Roland Carreño, Biagio Pilieri e Nicmer Evans”.

Anche la Fnsi si è unita al coro di chi chiede ora la liberazione dei giornalisti sudamericani. Un’iniziativa che è destinata a coinvolgere un numero sempre maggiore di cronisti che, ovunque nel mondo sia minacciata, si battono perché la libertà di stampa sia effettivamente pratica e non soltanto proclamata.

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