The Economist è la dimostrazione che l’informazione fatta bene, sofisticata e puntuale, servita su carta stampata, può raggiungere un’audience sempre maggiore. Il settimanale britannico ha chiuso il 2007 superando la soglia di 13 milioni di copie vendute, in aumento di 109 mila sull’anno precedente. Una crescita costante visto che si tratta del 53° aumento semestrale consecutivo. Secondo John Micklethwait, che nel marzo 2006 è successo a Bill Emmott alla direzione della testata, non ci sono crisi per i giornali di alta qualità. Infatti, in Gran Bretagna, settimanali come The Spectator, The New Statesman e Prospect, pur facendo le debite proporzioni, vanno bene, anche se la loro è un’audience più nazionale. E spiega che le ragioni del successo sono essenzialmente due. La prima è che la globalizzazione è favorevole. Un numero crescente di persone è coinvolta dai grandi cambiamenti: ad un avvocato milanese interessa sapere che succede alla sua controparte in India, così come ad un industriale ciò che fa la concorrenza in Cina. L’altra ragione è la curiosità intellettuale che accomuna in tutto il mondo una categoria di persone desiderose di informarsi. In Italia l’Economist vende 18 mila copie, l’8% delle vendite del giornale in tutta l’Europa continentale.
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