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Cyber-crime: attacco senza precedenti al colosso statunitense Anthem

Secondo l’ultimo rapporto diffuso dalla UNICRI ogni anno i danni causati alle aziende (grandi, medie e piccole) per sottrazione di dati sensibili, oscilla tra i 375 e i 575 miliardi di dollari: una cifra inquietante che spesso incide così negativamente su alcune realtà imprenditoriali tanto da determinarne una crisi irreversibile e, nei casi più gravi, addirittura la chiusura.
Anche in Italia il problema comincia ad assumere proporzioni allarmanti visto che l’Istituto di ricerca, non più di una settimana fa, ha segnalato come, nel Belpaese, il fenomeno è tutt’altro che strisciante come molti pensano.
Dai dati in possesso dell’UNICRI, infatti, emerge che non solo le grandi aziende ma anche le PMI promotrici del brand made in Italy nel mondo, corrono seri rischi e sono sempre più il bersaglio preferito di pirati informatici che riescono a violare anche i più sofisticati sistemi data protection.
Al momento, in Italia 1 azienda su 4 ha già subito gravi danni sia in termini economici che d’immagine e di reputazione, anche se solo 1 impresa su 10 è strutturata in maniera da difendersi da eventuali “intrusioni indesiderate” nonostante il supporto della recente normativa UE “Quadro strategico nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico” entrata in vigore nel 2014.
Certamente gli Stati Uniti restano il Paese maggiormente esposto agli atti di pirateria digitale sebbene la legislazione vigente punisca molto severamente gli hackers.
Ed è proprio di queste ultime ore la notizia che ha già fatto il giro del mondo, sul “maxi furto”  di ben 80 milioni di dati sensibili (mail, numero di carte di credito e di previdenza sociale, indirizzi, recapiti telefonici) di dipendenti e clienti della Anthem, la seconda Compagnia di assicurazioni sanitarie degli States che vanta un portafoglio di 40 milioni di affiliati.
La frode è stata di tale portata che, oltre ad aprire immediatamente un’indagine,  è stata scomodata perfino l’FBI.  In pochissimo tempo gli ispettori federali hanno fatto sapere che si sospetta una possibile matrice asiatica (Cina) e che gli hackers, (si crede che la sottrazione sia stata lungamente studiata e messa in pratica grazie all’azione sinergica di un team di professionisti) abbiano agito proprio per impossessarsi di informazioni riservate, più che per fini economici.
Dopo colossi come Experian, JP Morgan e Home Depot  un’altra vittima illustre è caduta nelle mani di cyber criminali che non si sono fermati nemmeno dopo che, una decina di giorni fa,  il Presidente Obama aveva annunciato di destinare 1 miliardo di dollari in più proprio per l’adozione di nuove misure a favore della protezione della privacy e la tutela dei dati personali.

 

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