Categories: Giurisprudenza

CV CANDIDATI AGCOM ANCORA NON PUBBLICATI: ALLARME FINTA TRASPARENZA. AGORÀ DIGITALE CHIEDE RINVIO VOTO

I nuovi componenti dell’Agcom e dell’Autorità della privacy saranno votati questa settimana, così è stato deciso da Governo e Parlamento ma continuano ad arrivare richieste di rinvio. L’ultima in ordine di tempo da parte di Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale che vede un rinvio del voto parlamentare previsto per il 6 giugno come «l’unica possibilità per ottenere vera trasparenza nelle fondamentali nomine dei commissari Agcom e del Garante Privacy che avranno in mano il futuro del settore tv delle telecomunicazioni e di internet per i prossimi 7 anni».
«Avevamo – continua Nicotra – già espresso le nostre perplessità di fronte alla pur importante concessione di un termine per presentare le candidature assieme ai relativi curricula, richiesto dal Presidente della Camera Gianfranco Fini. Ma ora è chiaro che si trattava di finta trasparenza – prosegue -. Il rinvio ad oggi della scadenza del deposito delle candidature, unito al fatto che questi tutt’ora non sono stati pubblicati a poco più di 24 ore dal voto rende impossibile un qualsiasi dibattito pubblico sulle candidature, e fornisce una scusa per non effettuare delle vere audizioni dei candidati. Come Agorà Digitale abbiamo contattato tutti i membri delle commissioni competenti e questa è stata infatti la spiegazione unanime alla nostra legittima richiesta».
«Tali audizioni sono divenute ora fondamentali, considerato il fatto che già circolano, non smentiti da alcun partito, i nomi dei futuri nominati: Angelo Marcello Cardani, Antonio Sassano, Antonio Martuscello, Maurizio Decina e Antonio Preto. Se davvero i partiti hanno deciso di imporre tali nomi – conclude – quantomeno è urgente che questi siano auditi assieme agli altri candidati sulla loro compatibilità con il ruolo che andranno a ricoprire e la loro posizione sulle tematiche che dovranno regolamentare. A questo punto è quindi doveroso che tutti i parlamentari che vogliono imporre uno standard minimo di civiltà e trasparenza nel nostro paese lo chiedano da subito e pubblicamente».

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