Crisi editoria. Settimana cruciale per il futuro dell’Unità

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crisi unitàTempo scaduto. Dopo i trenta giorni indicati dai liquidatori, domani l’assemblea dei soci deciderà se la nave dell’Unità dovrà tornare a terra e sospendere le pubblicazioni (per poco, per tanto, per sempre?) o se potrà continuare a navigare nel mare dell’informazione, ma sotto le bandiere di un’altra società, visto che quella attuale, la Nie, è affondata per il peso dei debiti ed è entrata in liquidazione.
Le offerte sul tavolo sono “quasi” tre: una più completa e dettagliata, una seconda ancora generica e forse in via di definizione, una terza sicuramente inaspettata. Di lettere di interesse, a dire il vero, ne sono arrivate anche altre, ma talmente curiose e colorite, da attirare più l’attenzione dei media che l’occhio assai pragmatico dei liquidatori. In questa categoria, fino a due giorni fa, cadeva anche la prima lettera di Daniela Santanché, che forse per togliere dalle secche la sua Visibilia, la concessionaria che raccoglie la pubblicità per il quotidiano Libero, ha indossato il vestito dell’imprenditrice a tutto tondo capace di passare con disinvoltura dall’ultradestra alla sinistra. Un’operazione di pubblicità o il tentativo di cercare nuovi soci per la società in affanno? Nel dubbio quella lettera, rimbalzata immediatamente su giornali e tv, è finita nell’archivio dei liquidatori (qualche malevolo parla di cestino) insieme a quella di una sconosciuta società di Montecarlo che ha provato a bussare per poi sparire senza offrire ulteriori dettagli e spiegazioni. Come diceva un noto avvocato: «Quando una società entra in liquidazione, i primi a chiamare, dopo i creditori, sono i falchi e gli avvoltoi».
Eliminate le bufale, torniamo alle offerte. Quella più concreta è stata avanzata dalla Editoriale Novanta, una società fondata ad aprile da Matteo Fago, giovane imprenditore di Internet che, con il 51%, è anche il socio di maggioranza della Nie, la Nuova Iniziativa Editoriale che oggi edita l’Unità e che, come abbiamo detto, è entrata in liquidazione per i troppi debiti accumulati anche in virtù di uno statuto folle che impone ai soci una maggioranza del 91% per ogni decisione da prendere. Cioè nessuna. Il ragionamento di Fago è semplice: la presenza di troppi soci, l’un contro l’altro armati, ha provocato la paralisi della vecchia società, la quale è rimasta ferma ad affondare senza mai tentare una strategia di rilancio. E siccome l’Unità è un giornale vivo e con grandi potenzialità (il successo degli inserti per i novant’anni ne è la prova provata) sapete che c’è? Io vado avanti da solo: se qualcuno vuole venire è il benvenuto, ma a patto di consentire al giornale di navigare in condizioni di sicurezza.
Il ragionamento non fa una grinza ma impone, almeno all’inizio, duri sacrifici per giornalisti e poligrafici. Secondo la proposta di Fago, che la redazione ha potuto conoscere nelle sue linee generali, tutti i lavoratori resterebbero infatti a bordo dell’Unità, passando in automatico da una società all’altra ma a condizioni economiche inferiori, prevedendo però un successivo piano di recupero salariale legato a obbiettivi comuni da raggiungere (copie del giornale e visite del sito). Nel frattempo verrebbe attuata quella strategia di rilancio dove i confini tra la “vecchia” carta e i new media svaniscono l’uno nell’altro creando una sorta di “giornale lungo”: uno spazio informativo nuovo capace, grazie al web e ai suoi strumenti (smartphone, pc, tablet), di dare le notizie a mano a mano che arrivano per poi selezionarle e farle crescere il giorno dopo in edicola in una versione diversa, più approfondita e riflessiva.
L’altra offerta è stata avanzata da Massimo Pessina, imprenditore edile milanese il cui nome circolava da un po’ di tempo come possibile nuovo socio della Nie. Ora che quella possibilità è sfumata, Pessina si propone per l’affitto della testata con successiva possibilità di acquisto. Ci sono però due problemi. Il primo è la cifra: quella indicata da Pessina è al momento molto lontana dal valore di mercato dell’Unità. Che sarà pure un giornale in crisi, ma è e resta un punto di riferimento per i lettori e il mondo politico, come conferma la presenza del nostro giornale in tutte le rassegne stampa del mattino e della sera. Un “brand”, come lo ha chiamato Renzi all’ultima assemblea nazionale del Pd, non è la semplice traduzione inglese della parola “marchio”, ma il valore che quel nome possiede ed evoca in termini di notorietà, credibilità e, perché no, affettività.
Il secondo problema è legato alla formula utilizzata. Affittare e successivamente acquistare il “ramo d’azienda”, come indicato da Fago, significa farsi carico, non solo della testata (cioè del marchio) ma anche di tutto quel che serve a fare il giornale e a portarlo ogni giorno in edicola: i giornalisti, i poligrafici, l’ufficio, le sedie, i computer… Affittare e successivamente acquistare la “testata”, come proposto da Pessina, significa invece prendere solamente il marchio, il “brand”. E il resto? I lavoratori? Il giornale? E ancora, esiste un piano editoriale di rilancio o è solo una operazione di acquisizione? Sono le domande che i liquidatori (ma non solo loro) hanno rivolto ai latori dell’offerta.
Venerdì sera, a sorpresa, è arrivato il rilancio di Daniela Santanché che ha trasformato la sua prima lettera, quella dal grande clamore mediatico, in una proposta più vestita e dettagliata, ma ponendo a questo punto un serio problema politico: può un quotidiano come l’Unità finire nelle mani di un editore dichiaratamente di destra? Bastano gli annunci di indipendenza indicati nel documento a garantire che ciò non significhi la fine politica, prima che editoriale, del giornale? E il Pd in tutto questo non ha davvero nulla da dire?
Se l’obbiettivo della liquidazione, come è stato detto, non è solamente far fronte alle giuste richieste dei creditori, ma anche garantire un futuro al giornale e ai suoi lavoratori, al momento solo la prima proposta, quella di Fago, sembra andare in questa direzione, offrendo all’Unità un progetto per restare in edicola, tentare un rilancio e, soprattutto, rimanere un quotidiano di sinistra. Può darsi che la seconda proposta, quella di Pessina, venga integrata e ampliata nelle prossime ore, ma allo stato la situazione è quella appena descritta.
Queste, in ogni caso, sono le offerte arrivate ad oggi sul tavolo dei liquidatori: tutto il resto appartiene al mondo volatile delle promesse e delle chiacchiere che nei momenti che più contano, come sappiamo, sono e restano a zero. E sempre queste sono le proposte che verranno portate tra due giorni all’assemblea dei soci della Nie. Ai quali spetterà il compito, delicato e importante, di decidere il destino dell’Unità: toglierla dalle edicole in attesa di altre offerte (ipotesi altamente remota) o lasciarla navigare e che si possa attrezzare per affrontare, anziché subire, la grande sfida che Internet ha lanciato a tutto il mondo dell’editoria, Unità compresa. Ai soci l’ardua sentenza.
Fonte: www.unita.it

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