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Crisi edicole. Le Istutuzioni offrono caramelle e snack ma intanto il sistema è ormai al collasso

E’ passato poco meno di un anno dallo sciopero delle edicole durante il periodo di consultazione elettorale ma nulla sembra cambiato. Anzi. I sindacati reclamavano a gran voce una maggiore attenzione del Governo sulle problematiche del settore, in particolar modo sul tema della liberalizzazione e dell’informatizzazione della filiera. Intanto le edicole (nel 2013) chiudevano, il Governo Letta si insediava e la Fieg taceva. Nulla è cambiato un anno dopo. In alcuni casi la situazione è anche peggiorata. Parliamo ovviamente dell’inevitabile chiusura di numerosi punti vendita, dell’aumento dei costi di gestione e dei problemi legati all’esclusività dei punti vendita, dell’aggio e della distribuzione. Ormai gli edicolanti vivono per sopravvivere e l’intera categoria sembra essere allo sbando. Si va avanti a stenti e non si riesce più ad arrivare a fine mese. Come se non mancasse, la guerra con gli editori e i distributori si è inasprita. I primi a promuovere abbonamenti a prezzi scontati anche dell’80%, in barba agli accordi nazionali, i secondi invece a chiedere con “insistenza” contributi per il trasporto della merce. Senza contare che l’edicolante, nel redigere il rapporto venduto/reso trova ormai quotidianamente delle copie mancanti, come se si fossero “volatilizzate” durante il viaggio. L’unica cosa “nuova” di questo periodo è che le Istituzioni, a Roma e in Calabria, permetteranno ai punti vendita di poter commercializzare prodotti diversi da quelli cartacei. Parliamo di caramelle e bomboloni. Mica di sigarette e gratta e vinci. Per carità. La Sisal e i Monopoli di Stato non è che non danno questi prodotti alle edicole, ma le strade sono due: o si hanno dei santi in Paradiso oppure degli angeli che “accompagnino” la pratica da esaminare in meno di due anni. E intanto le edicole continuano a chiudere. E siamo nel 2014. Buon anno a tutti…

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