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CRISI DELLA PUBBLICITÀ, PER GLI ESPERTI BISOGNA INVESTIRE NEI NEW MEDIA

Durante la 46esima edizione del salone internazionale dedicato ai contenuti audiovisivi, (l’Miptv di Cannes), gli esperti si sono confrontati sulla crisi del mercato pubblicitario e la necessità che si pensi con urgenza a nuovi modelli di business anche per rapportarsi con un settore ormai mutato dalle nuove tecnologie. Se la Tv vuole evitare la crisi dovrò rivolgersi risolutamente “verso i new media” (mobile, internet, video on demand…), che hanno un grosso potenziale di crescita.

Il settore della pubblicità e dei media dopo questa crisi non sarà più lo stesso. Di questo ne è convinto Sir Martin Sorrell, fondatore e Ceo di Wpp, la più grande agenzia pubblicitaria al mondo. Premesso che l’industria pubblicitaria, come risulta da ricerche di mercato, vale 1.000 miliardi di dollari, Sorrell ha spiegato la sua visione dello scenario dei media durante e dopo la crisi. Secondo Sorrell: “Questa recessione sta cambiando le basi dell’industria in cui operiamo”. I new media “Stanno soffrendo perché il costo dell’acquisto degli spazi per la pubblicità tradizionale è sceso in maniera significativa”. Tuttavia il problema degli alti costi di produzione per i media tradizionali è destinato ad avere un impatto duraturo. “Il nocciolo della crisi è nel miglioramento dei costi di produzione” e “la qualità dei contenuti è destinata a diventare sempre più importante”.
Il crollo della pubblicità sui giornali, che ad esempio in Giappone è calata del 70%, non è un fenomeno passeggero. “La stessa vita del New York Times è arrivata a un punto di svolta” ha ricordato Sorrell. Il problema del settore è farsi pagare i contenuti online “perche solo quelli che lo faranno avranno successo”.
Un ragionamento che si applica anche alla distribuzione di video, come nel caso di YouTube. Ridurre i costi e farsi pagare per l’online sono quindi le uniche possibilità di sopravvivenza perché, crisi o non crisi, “gli attuali modelli di produzione restano troppo cari”.

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