Categories: Giurisprudenza

COSÌ SI CHIUDE IL CERCHIO. L’AGCOM TORNA A ROMA. EPILOGO DI UNO SVILUPPO MAI NATO

Calabrò prende carta e penna e scrive. Nessuna poesia, regolamento, o sanzione; no, questa volta invia una lettera ad un consigliere regionale spiegando le ragioni per cui è necessario trasferire la sede legale dell’Autorità da Napoli a Roma. Le motivazioni sono evidenti, nella capitale ci sta il Parlamento, il Governo, i costi delle numerosissime trasferte da Napoli a Roma incidono sul bilancio dell’Autorità e, di riflesso, sui conti pubblici. Ma, conclude il Presidente poeta e censore, alcuni uffici rimarranno a Napoli. Va tutto bene, ma e va detto è l’ultimo atto di una rapina a mano armata, l’ennesima, perpetrata ai danni della sempre più ex capitale del sud. Le ragioni sono semplici, molto semplici; nel 1997 fu deciso, con una legge, tipo quelle che l’Autorità dovrebbe far rispettare, che la sede della stessa dovesse essere a Napoli. La decisione fu presa per dare alla città l’opportunità di sviluppare, intorno all’attività dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, competenze ed eccellenze nel settore. Ma buona parte del personale proveniva dagli uffici dell’ex garante per la radiodiffusione e per l’editoria con sede a Roma ed i commissari, tutti provenienti dalla politica, avevano il loro centro di interessi, o almeno di relazioni, nella capitale. Aperti i sontuosi, per dimensioni e canone di locazione corrisposti a Caltagirone, editore del principale quotidiano della città, giusto per evitare troppe polemiche, uffici al centro direzionale, l’Autorità da subito ritenne opportuno istituire un ufficio di rappresentanza nella capitale. Solo che, si sa come va il mondo, negli uffici di rappresentanza si rappresenta e questa necessità ha portato i Commissari ed i loro entourage a prediligere le funzioni di rappresentanza a quelle istituzionali. Ma rappresenta qua e rappresenta là, ben presto è emersa anche l’esigenza dei dirigenti di stare a Roma, per essere più vicini ai loro più che rappresentativi Commissari. Ma il biglietto di sola andata Napoli-Roma diventava obbligatorio anche per i funzionari; il risultato è l’apertura degli uffici estremamente rappresentativi aperti qualche anno fa dall’Autorità a due passi dalla Fontana di Trevi, un grande biglietto da visita. Un paio di anni fa, poi l’inaugurazione della nuova sede romana a Via Isonzo, guarda i casi della vita, proprio di fronte alla ex sede degli Uffici del Garante per la radiodiffusione e per l’editoria. Insomma, l’Autorità è tornata lì dove è nata. A Napoli sono rimasti gli impiegati, alcuni chiaramente; in una sede enorme, cattedrale nel deserto di una città per l’ennesima volta tradita e pugnalata al cuore dalle Istituzioni; che abbiano però almeno il buonsenso di tacere. Perché qua nessuno è fesso.
Gatto Peloso

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