Pagine culturali dei quotidiani, il medico Giuli continua a studiare

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Nell’aprile scorso avevamo raccontato del contributo da 10 milioni di euro destinato al rafforzamento delle pagine culturali dei quotidiani cartacei. A distanza di altri cinque mesi, mentre la legislatura si avvia ormai verso la sua conclusione, la situazione non è cambiata. Le imprese non hanno ricevuto un solo euro.

La misura era stata introdotta dai commi 5 e 6 del decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 201, il cosiddetto “Decreto Cultura – Piano Olivetti”, convertito dalla legge 21 febbraio 2025, n. 16. La norma aveva istituito un fondo da 10 milioni di euro, demandandone l’attuazione a uno o più decreti del Ministro della cultura, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze. I provvedimenti avrebbero dovuto essere emanati entro novanta giorni.

Il 16 dicembre 2025 il Ministero della Cultura ha annunciato l’adozione del decreto attuativo. Il provvedimento ha destinato il 60 per cento delle risorse ai quotidiani nazionali e il restante 40 per cento a quelli locali, prevedendo il pagamento di un acconto e di un successivo saldo. Per accedere al contributo occorreva, però, un ulteriore passaggio: la pubblicazione del bando da parte della Direzione generale Biblioteche e istituti culturali.

Da allora sono trascorsi nove mesi. Il bando non è stato pubblicato, le imprese non hanno potuto presentare le domande e nessun contributo è stato erogato.

Il risultato è semplice: una norma approvata quasi due anni fa, un decreto attuativo arrivato con enorme ritardo e 10 milioni di euro che non hanno mai lasciato le casse dello Stato. Nel frattempo, le imprese editoriali continuano a sostenere i costi dell’informazione culturale in un mercato sempre più difficile.

Ad aprile avevamo scritto che il contributo per la carta stampata era diventato carta straccia. Oggi non possiamo che confermarlo. Con un’aggravante: allora si poteva ancora sperare che il ritardo fosse recuperato. Ora che la legislatura volge al termine, il bilancio della misura è impietoso.

Il contributo resta chiuso in un cassetto. E cresce il sospetto che la cultura e i giornali siano serviti soprattutto ad annunciare uno stanziamento che nessuno ha mai avuto davvero intenzione di rendere operativo. Probabilmente non per mala fede ma per incapacità.

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