Editoria

La conquista di Rcs passa anche per le banche

Quella per il trono di Rcs non è solo una sfida tra imprenditori, ma anche tra banche: al fianco di Bonomi, infatti c’è Mediobanca, mentre a sostenere Cairo è Banca Intesa Sanpaolo. Il patron di La7 potrebbe essere aiutato a rilanciare prima di passare la palla agli investitori

Restano pochi giorni a Urbano Cairo per decidere se rilanciare o meno la propria Offerta pubblica di scambio per le azioni di Rcs. Il titolo, intanto, è salito a quota 0,80, pareggiando il rialzo dell’Offerta pubblica di acquisto arrivato venerdì scorso dalla newco International Media Holding. La società, lo ricordiamo, è stata creata ad hoc dal fondatore di Investindustrial, Andrea Bonomi, con il sostegno di Mediobanca, Unipol, Della Valle e Pirelli.

Se da una parte troviamo gli interessi di Mediobanca a mantenere saldo il suo ruolo tra i soci del gruppo Rizzoli Corriere della Sera, dall’altra Intesa Sanpaolo (primo creditore di Rcs) è advisor della proposta di Cairo Communication e la scorsa settimana ha versato 91,8 milioni di euro a Equita Sim Spa (altra società vicina alle sorti del patron di La7) per garantire l’Ops dell’editore piemontese.

Non è un caso se Carlo Messina, consigliere delegato di Banca Intesa, ha ricordato ancora una volta la sua grande stima per Cairo, considerato “un imprenditore capace e che sa gestire le aziende che sono collegate con la stampa e i media”. Per questa ragione Messina ha detto di ritenere “che le soluzioni industriali sono quelle che oggi hanno la capacità di avere successo per il bene dell’azienda”.

Una nota diramata dalla Cairo Communication chiarisce che la cifra sarà impiegata solo se si verificassero determinate condizioni:

  • se l’assemblea straordinaria di Cairo Communication (convocata per il 18 luglio) non approverà la proposta di aumento di capitale a servizio dell’offerta;
  • qualora venissero realizzate le condizioni di efficacia dell’offerta.

Questa decisione nasce dalle richieste di maggiori garanzie lanciate dalla Consob dopo l’ultimo rilancio. Non è un caso, quindi, che l’assemblea chiamata ad approvare l’aumento di capitale per emettere le azioni da consegnare ai soci avrà luogo tre giorni dopo la chiusura dell’offerta (il 15 luglio).

Lo scossone provocato dalla Brexit, che avrebbe potuto causare il ritiro di entrambe le offerte, non sembra quindi aver scoraggiato i contendenti. Entro venerdì Cairo dovrà decidere il da farsi e se dovesse rilanciare ci sarebbe tempo per ulteriori aggiustamenti fino all’8 luglio. Dopodiché, dall’11 al 15 luglio saranno gli investitori a decidere a chi concedere la propria fiducia.

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