I dati riportati nel Terzo rapporto sulla tv digitale terrestre in Europa, illustrato ieri da Alberto Sigismondi di Dgtvi (l’associazione che riunisce quasi tutte le tv interessate al digitale terrestre in Italia), durante la prima giornata della Quarta conferenza nazionale del digitale terrestre, evidenziano una sorta di evoluzione simultanea in Europa verso il Dtt.
Ciò che differenzia l’offerta digitale italiana da quella di Francia, Gran Bretagna e Spagna è la fonte dei ricavi delle emittenti. Da noi la pay tv raccoglie 400 milioni di euro, cioè l’80% in più di quanto accade in Francia e ben quattro volte di più del Regno Unito, dove risultano ben più forti i ricavi pubblicitari, che in Italia sono solo il 6% delle risorse del settore. Anche gli ascolti sono in crescita e nel mese scorso si calcola che la Dtt abbia ottenuto in Italia uno share prossimo all’8%.
Per le tv locali, ieri ha parlato, tra gli altri, il presidente di Aeranti-Corallo, Marco Rossignoli, che ha sottolineato il grande sforzo economico (e la conseguente necessità di agevolazioni) che rappresenta per il settore il passaggio al digitale, calcolato fra i 500 e i 600 milioni di qui al 2012, pari al fatturato di un anno dell’intera emittenza locale.
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