La razionalizzazione non dovrebbe procurare danni al segnale della televisione pubblica, che resterà immutato nella sua potenza; terrà al riparo Emilio Fede, ma intanto chiuderà per sempre il caso di Europa 7. Il sottosegretario Romani parla, per questo, di una soluzione equilibrata che non favorisce o penalizza nessuno. La nuova tv – secondo la promessa del governo – otterrà i ripetitori necessari a trasmettere entro giugno 2009. Avrà bisogno di pochi impianti (20) per raggiungere il 70% della popolazione italiana. E potrà anche irradiare programmi in digitale nelle regioni intanto convertite alla nuova tecnica come la Sardegna. Ottavio Grandinetti, storico legale di Europa 7, è prudente: «E’ presto per dire se la nostra battaglia democratica sia davvero arrivata alla fine. Ci riserviamo di valutare quali frequenze tv ci saranno assegnate; quale tipo di trasmissione permettano, se digitale oppure analogica; in quali tempi la Rai procederà a farsi da parte». Oltre alla Rai, peraltro, dovranno sloggiare da quelle stesse frequenze le radio che in questi anni le hanno utilizzate per sperimentare le trasmissioni in tecnica digitale. «In ogni caso – conclude Grandinetti – resta il piedi la nostra richiesta di risarcimento del danno. Per arrivare a questa soluzione, Europa 7 non ha aspettato 9 giorni o 9 mesi, ma 9 anni». 9 anni l’ attesa Europa 7 attende le frequenze tv da nove anni. Ora prenderà delle frequenze frutto di un riordino di quelle Rai. Cosa ne penserà Di Pietro?
Luisa Anna Magri
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