Scoppia il caso Citynews anche a Palermo. Dopo i licenziamenti che hanno colpito diverse redazioni locali, tra cui quella di PalermoToday, i giornalisti del gruppo hanno proclamato lo stato di agitazione con un pacchetto di giorni di sciopero tra il 23 e il 24 marzo.
Non è solo una vertenza aziendale. Non è soltanto una questione di numeri, bilanci o riorganizzazioni interne. Quello che sta accadendo nel gruppo Citynews, e che tocca da vicino anche Palermo con i licenziamenti nella redazione di PalermoToday, riguarda qualcosa di più profondo: la tenuta dell’informazione locale e, in definitiva, la qualità della vita democratica.
Perché quando si tagliano giornalisti, non si riduce semplicemente un costo. Si riduce uno sguardo sul territorio.
A Palermo questo tema è tutt’altro che astratto. Le redazioni locali non sono solo luoghi di lavoro: sono presìdi quotidiani che raccontano quartieri, denunciano criticità, seguono la cronaca minore che spesso è quella più decisiva per capire una città. Ogni cronista in meno è una storia che non verrà raccontata, un problema che resterà invisibile, una voce che si perderà.
Il caso Citynews colpisce proprio qui. Non tanto – o non solo – per la decisione dei licenziamenti, quanto per le modalità: comunicazioni via pec, nessun confronto preventivo, una gestione che i giornalisti descrivono come improvvisa e unilaterale. È questo che ha trasformato una scelta aziendale in un caso pubblico.
E infatti la reazione non si è fatta attendere. Scioperi, stato di agitazione, solidarietà da parte delle istituzioni e delle associazioni di categoria. Segnali chiari: la questione non riguarda solo chi è stato colpito direttamente, ma un intero sistema.
C’è poi un nodo che va oltre Palermo. Citynews è uno dei principali gruppi dell’editoria digitale italiana, un modello costruito proprio sulla capillarità dell’informazione locale. Se anche questo modello entra in crisi, o decide di ridimensionarsi tagliando redazioni, il messaggio è forte: il giornalismo di prossimità è sempre più fragile.
Eppure è proprio quello più necessario.
In un’epoca dominata da piattaforme globali e flussi informativi indistinti, il valore di una testata locale sta nella sua capacità di stare dentro i territori. Di conoscere nomi, contesti, dinamiche. Di fare da ponte tra cittadini e istituzioni. Indebolire questo livello significa allontanare l’informazione dalla realtà concreta delle persone.
Per questo la vertenza Citynews non può essere archiviata come una normale ristrutturazione. È un campanello d’allarme.
La domanda, alla fine, è semplice: che tipo di informazione vogliamo per le nostre città? Una presenza diffusa, capillare, capace di raccontare il quotidiano, oppure un sistema sempre più centralizzato e distante?
Da come si risponderà a questa domanda – a Palermo come nel resto d’Italia – dipenderà molto più del destino di una redazione. Dipenderà la qualità del nostro spazio pubblico.
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