Categories: Editoria

Ciao Daniele

Venerdì sera il Torino aveva, finalmente, giocato bene e vinto quattro a uno. Avevo pensato al mio amico Daniele, cuore granata di quelli veri, di quelli che combattono sempre anche se sanno che la vittoria è impresa improbabile, se non impossibile. Mi ero ripromesso di scrivergli sabato, semplicemente per dirgli, come facevo negli ultimi tempi, io sono qui, amico mio. Ma la mattina il messaggio di un comune amico, “Daniele ci ha lasciati”.

Salutare un amico è cosa difficile, si sovrappongono i ricordi di quello che hai fatto insieme a quello che non potrai più fare insieme, almeno fino a che morte non ci ricongiunga.

Con Daniele Cavaglià ho condiviso parte del mio percorso professionale degli ultimi 20 anni, forse 25. Un quarto di secolo. Insieme non abbiamo incontrato gente, no abbiamo fatto cose. Perché lui faceva, non parlava.

Sul lavoro Daniele era un fuoriclasse assoluto, abbinava ad una straordinaria capacità lavorativa una visione delle cose. L’ho conosciuto quando lavorava per il Riformista, era giovane, ma aveva la stoffa di un purosangue. Velocemente divenne direttore generale. E, infatti, esclusivamente per le sue capacità è diventato uno dei protagonisti dell’editoria italiana, è stato direttore generale di Libero, consigliere di amministrazione de Il Tempo e del Corriere dell’Umbria. Daniele ha gestito operazioni editoriali importanti nel panorama editoriale italiano, tutelando sempre i suoi editori, anche con posizioni decisioni e contrasti forti. Si è imposto per contrastare iniziative che riteneva insostenibili e ha contribuito con la sua professionalità ad ottimizzare quelle possibili. Aveva la capacità di sintetizzare i valori culturali con i conti economici. Ha gestito crisi editoriali, cambi di direttore che avrebbero stremato chiunque, ha anticipato l’avvento del digitale, sempre sul pezzo. Nel suo ufficio di Viale Majno è passata una parte importante della storia dell’editoria italiana degli ultimi venti anni.

Ma Daniele è sempre stato, sopra ogni cosa, un uomo gentile. Aveva la capacità di unire alla capacità lavorativa lo spessore dell’uomo per bene, sapeva scegliere i suoi collaboratori e poi ci faceva squadra. Con il suo team, sempre sorridente, si parlava di cose serie, di problemi da risolvere ma sempre con il sorriso sulle labbra, che rimpianto non aver mai fatto quella famosa con lo splendido biliardino che aveva nella sua stanza. Ci sentivamo sporadicamente, ognuno preso dai suoi impegni, ma era un rapporto importante. Ci scrivevamo ogni volta che c’era il derby, ogni volta che quell’altra squadra della città, quella brutta, perdeva nelle partite importanti. Avremmo dovuto fare un giro in barca, la sua grande passione, insieme, ma non ce l’abbiamo fatta, almeno in questa vita, ma visto che ce ne sarà un’altra il biliardino e la gita a mare non ce la leverà nessuno. Alcune persone hanno un destino, brillano, fanno forza agli altri, ma in testa hanno una corona di spine ed una croce da portare. Daniele aveva questo destino e ora che è arrivato all’ultima stazione può riposare.

Rimane il dolore per un’assenza che si sente, ma la consapevolezza che la sua presenza ci ha resi migliori. Abbraccio la moglie Fulvia e la figlia Martina a cui a nome di tutto il CCE dico, come quello che dicevo a lui in questi ultimi difficili mesi: per qualsiasi cosa noi siamo qua.

Enzo Ghionni

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