CDA RAI: COMPROMESSO SULLE SUPERDELEGHE. CONFERMATI I 650 MILA EURO A GUBITOSI

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Alla Tarantola contratti fino a 10 milioni e la nomina delle tecnostrutture. Al cda le decisioni editoriali. Confermato il contratto a Gubitosi, ma con la parte fissa più bassa. Decisivo il “lodo De Laurentiis”.
Dunque si è arrivato ad un compromesso per entrambe le questioni.
La minaccia di dimissioni di Tarantola e Gubitosi e la mediazione del consigliere centrista Rodolfo De Laurentiis, hanno velocizzato l’iter consiliare.
Ora finalmente sappiamo come saranno ripartite le funzioni a Viale Mazzini. Sono state necessarie 2 votazioni: la prima per il tetto si spesa del presidente; la seconda per la ripartizione delle nomine. La Tarantola ha evitato di votare, in quanto parte interessata.
Riguardo al tetto di spesa, la Tarantola può stipulare contratti fino a 10 milioni di euro (il tetto massimo era fino all’anno scorso di 2,5, ed era assegnato al dg). Tuttavia tale decisioni devono essere relative e coerenti ai piani di produzione approvati dal cda. Tale conclusione è stata “partorita” con il consenso di 6 consiglieri; solo 2 gli astenuti.
In merito alle nomine, la Tarantola, da parte sua, può nominare i dirigenti delle tecnostrutture (ovvero il personale amministrativo e quello legale, i direttori finanziari, ecc). Le nomine editoriali, invece, spettano al cda. Per editoriali si intende il reparto dell’informazione e dell’intrattenimento. In altre parole direttori di rete e testate, nonché di Rai Fiction, Rai Cinema e simili. Tale votazione è stata più contrastata: 5 consiglieri a favore (Pinto, Tobagi, De Laurentiis, Colombo, Todini); 3 astenuti, tutti del Pdl (Verro, Pilati, Rositani).
Sarebbe questo il compromesso accettato: una sorta di divisione di competenze all’interno del grande scacchiere del servizio pubblico.
La mediazione non è avvenuta senza fatica. Fino ad ieri si respirava aria tesa in Rai. È stata necessaria una mediazione del consigliere dell’Udc, Rodolfo De Laurentiis. Fino ad ieri i nervi erano tesissimi. Addirittura la Tarantola e Gubitosi hanno minacciato le dimissioni in caso dell’ennesimo blocco in cda.
È stata risolta anche la questione compenso del dg. Il contratto a Gubitosi è stato confermato: sarà a tempo indeterminato e costerà 650 mila euro all’anno.
Appena l’altro ieri tale somma è stata bloccata dalla Corte dei Conti e dalle rimostranze di Verro: troppi soldi in un momento di crisi in cui gli stessi benefit del consiglieri sono stati sensibilmente ridotti.
Poi con un abile gioco di somma e sottrazione, come si fa per risolvere le equazioni un po’ più complesse, è stato “risolto” il problema. È stata abbassata la parte fissa da 500 a 400 mila euro. Ma è stata aumentata quella variabile da 150 a 250 mila euro. Il risultato non cambia. E il cda, a parte Verro, non ha posto obiezioni.
Fuori dal settimo piano di Viale Mazzini non sono mancate le proteste. Il Pd ha criticato la scelta: «è candaloso; È un passo falso in un momento di crisi; con 400 mila euro si sarebbero potuti sistemare tanti precari», hanno tuonato i democratici. Inoltre per il Codacons è un contratto «incostituzionale». L’associazione dei consumatori, che ha già fatto ricorso al Tar per la nomina della Tarantola e di Gubitosi, ha annunciato una denuncia alla Corte dei Conti. Critiche arrivata anche dalla Lega, dall’Idv e dall’Udc. Il Carroccio ha anche proposto un emendamento alla spending review per frenare gli stipendi Rai.
C’è da precisare che Gubitosi, avendo un contratto a tempo indeterminato, percepirà “la parte fissa”, 400 mila euro, a vita. Anche quando lascerà la carica di dg. In effetti sono tanti soldi, ma non di più di quelli percepiti dal predecessore Lorenza Lei. E di meno di quelli “guadagnati” da Mauro Masi e Claudio Cappon. Questi ultimi, entrambi dg Rai in passato, hanno intascato oltre 700 mila euro. In ogni caso si tratta sempre di cifre notevoli.
Ora non ci resta che attendere il piano di risanamento abbozzato dalla Tarantola e da Vittorio Grilli, ministro del Tesoro. E lì i tagli saranno più amari.

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