I giornalisti non possono, in nome del diritto di cronaca, ascoltare le frequenze radio sulle quali comunicano le pattuglie di polizia e carabinieri. Il dovere di informare fedelmente e tempestivamente l’opinione pubblica «può scriminare il reato di diffamazione» ma non quello di interferenza nelle comunicazioni delle forze dell’ordine. Lo sottolinea la Cassazione – sentenza 40249 – rendendo note le motivazioni per le quali lo scorso tre giugno ha confermato le pesanti condanne a un anno e tre mesi di reclusione per il direttore e un giornalista del giornale telematico ‘Merate on linè, e a sei mesi per un collaboratore della stessa testata e del quotidiano ‘La Provincia di Leccò. Sulla macchina dei due cronisti, e nella sede di ‘Merate on linè, erano stati sequestrati gli apparati ricetrasmittenti che captavano le frequenze dei carabinieri, in particolare quelle del comando provinciale«. Senza successo gli avvocati difensori hanno sostenuto – innanzi ai supremi giudici – che »le comunicazioni tra la centrale operativa e le pattuglie delle forze dell’ordine non sono connotate da segretezza essendo diffuse ‘in chiarò per aria attraverso onde elettromagnetiche, per cui non sarebbero tutelate costituzionalmente e penalmente>>.
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