Ranucci diventa sempre più un caso politico. È difficile non avere l’impressione che una parte della maggioranza aspettasse una scivolata del conduttore di Report per chiedere la rimozione di un giornalista percepito come apertamente ostile. E così non vi è dubbio che, più di una scivolata, la vicenda Lavitola sia stata una sorta di capitombolo con tripla giravolta.
L’opinione pubblica, sobillata dalla solita politica populista, si è ulteriormente polarizzata. Un giornalista fazioso e poco credibile per chi vota a destra, una sorta di eroe popolare per chi vota a sinistra. Chi prova a formulare un giudizio meno netto, riconoscendo insieme i meriti e i limiti del giornalista, viene travolto dalla foga dei discorsi urlati.
Ma qualche considerazione può essere fatta. Ranucci è un giornalista sicuramente scomodo, ma negli ultimi periodi ha dimostrato di aver perso colpi. In alcune puntate recenti, come quelle dedicate a Carlo Nordio e alle attività imprenditoriali riconducibili a Daniela Santanchè, la costruzione narrativa è sembrata talvolta prevalere sulla consistenza delle evidenze presentate. Sono soltanto due esempi, ma contribuiscono alla sensazione che la trasmissione abbia perso parte del rigore e dello smalto che l’hanno resa importante.
Non sappiamo se e in quale misura alcuni rapporti personali abbiano condizionato l’agenda delle inchieste. Allo stato non esistono elementi sufficienti per affermarlo. Ma, se si applicasse a Ranucci il metodo insinuante talvolta utilizzato da Report, il semplice sospetto rischierebbe di essere presentato come una conclusione.
Rimane il fatto, oggettivo, che Report ha avuto il merito di fare inchieste e di informare circa pasticci, reati e magheggi. Se non ci fosse stata la trasmissione di Rai 3, non sarebbe probabilmente mai emersa la gestione alquanto discutibile del Garante per la protezione dei dati personali.
Un programma d’inchiesta serve a fare proprio quello: a tirare fuori fatti che spesso dimostrano di essere misfatti. Ranucci lo ha fatto molte volte e lo ha fatto bene.
La ricostruzione giornalistica e i metodi utilizzati, invece, sono discutibili. Le mezze frasi, il detto e non detto, i tagli delle interviste trasformano gli stessi fatti in mezzi fatti. In questo modo diventa più semplice costruire attacchi la cui intensità non sempre appare proporzionata alla consistenza degli elementi raccolti.
Ma Report è il principale programma d’inchiesta della Rai e la sostituzione di Ranucci con due giornalisti che, pur avendo maturato proprie esperienze professionali, non hanno mai guidato una macchina editoriale di questa complessità, fa temere un depotenziamento della trasmissione.
Non è possibile affermare con certezza che questo fosse l’obiettivo dei vertici Rai. È però difficile ignorare il rischio concreto che la scelta produca proprio tale risultato, soprattutto considerando la contrarietà manifestata dalla redazione e il rifiuto degli incarichi da parte di alcuni suoi esponenti storici.
Se qualcuno avesse ritenuto conclusa l’esperienza di Ranucci alla guida di Report, avrebbe dovuto avviare un confronto reale con la redazione. Il patrimonio professionale costruito in trent’anni non poteva essere trattato come un elemento secondario né, tanto meno, essere messo in discussione insieme al conduttore.
Dalla redazione, o almeno attraverso un confronto effettivo con essa, sarebbe dovuta emergere l’indicazione di una conduzione capace di assicurare continuità, competenza e autorevolezza al programma. Il metodo utilizzato per sostituire Ranucci è indicativo dell’approssimazione con cui i vertici della Rai affrontano il tema della libertà d’informazione e alimenta inevitabilmente il sospetto che sulla decisione abbia pesato l’orientamento della maggioranza di Governo.
Si può criticare Ranucci senza accettare il ridimensionamento di Report. Si possono contestare il metodo, le insinuazioni e alcune ricostruzioni giornalistiche senza rinunciare al principale programma d’inchiesta del servizio pubblico. È proprio questa distinzione che la polarizzazione politica cerca di cancellare: o Ranucci è un eroe intoccabile oppure Report deve essere normalizzato. Ma la libertà d’informazione non si difende scegliendo uno dei due estremi. Si difende pretendendo che il giornalismo d’inchiesta sia libero dal potere e, nello stesso tempo, rigoroso nell’accertamento dei fatti.
Gli smart glasses stanno rapidamente smettendo di essere un oggetto per appassionati di tecnologia e…
Per più di vent'anni chi pubblicava un articolo online aveva almeno due lettori davanti a…
Per più di vent'anni il patto tra Google e l'editoria digitale è stato semplice, anche…
Quando i partiti di maggioranza o di opposizione non si trovano d’accordo su vicende inerenti…
Le edicole romane provano a cambiare pelle per sopravvivere alla crisi della carta stampata e…
Ci sono voluti quasi cinque anni, moltissime richieste degli utenti e perfino programmi sviluppati appositamente…