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BRUXELLES: 11 SETTEMBRE, BILANCIO NEGATIVO PER L’INDIPENDENZA DEL GIORNALISMO

Nella conferenza convocata a Bruxelles dal sindacato internazionale dei giornalisti(Ifj) e dal sindacato europeo (Efj) è stato dato un giudizio negativo sulle conseguenze che l’11 settembre ha provocato nell’informazione a causa di leggi che hanno minato l’indipendenza del «giornalismo e costretto a vivere in una pervasiva atmosfera di paranoia che porta a pericolosi livelli di autocensura». «Queste leggi, adottate in Stati democratici, sono usate dai regimi autoritari per rafforzare i loro sistemi oppressivi» mentre «nuove forme hi-tech di sorveglianza vengono attuate per monitorare l’attività dei giornalisti, con spie e agenti segreti attivi nelle redazioni, con telefoni e computer intercettati, con la registrazione degli spostamenti».
Nel documento votato a conclusione dei lavori, i sindacati dei giornalisti si rivolgono alle istituzioni: «I governi non devono sacrificare le libertà civili col pretesto della sicurezza; tutte le leggi contro il terrorismo devono essere riviste per assicurare la conformità alle norme internazionali sui diritti umani e sulla libertà di espressione; devono essere abrogate le misure di conservazione automatica dei dati; devono essere fissati controlli sull’uso delle nuove tecnologie della sicurezza e meccanismi per la protezione della privacy; sono inaccettabili tutte le restrizioni alla libertà di movimento dei giornalisti, le pressioni per far rivelare le fonti di informazione, la manipolazione dei media sui temi della sicurezza da parte dei leader politici».
L’appello finale chiama in causa anche giornalisti ed editori, che «devono mantenere l’indipendenza e stare in guardia contro l’autocensura», ricordando che «il ruolo vitale dell’informazione nell’investigare l’impatto sulla società dei cambiamenti nelle politiche della sicurezza è cruciale per il futuro della società democratica».
Per il sindacato internazionale e il sindacato europeo dei giornalisti l’impegno è «costruire un’ampia coalizione con altri sindacati, attivisti dei diritti umani, editori, gruppi della società civile contro ulteriori attacchi ai diritti democratici» e per ottenere «l’introduzione di leggi sulla libertà di informazione che garantiscano ai cittadini il diritto di accesso ai dati pubblici e restringano l’applicazione delle misure in materia di segretezza».

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