È boom della vendita di libri usati in Italia. Lo ha certificato Ali-Confcommercio. E si tratta di un business che va rivitalizzando gli affari delle librerie indipendenti. Quelle che, fuori dalle grandi catene commerciali, tentano ogni giorno di sopravvivere su un mercato sempre meno ricco e sempre più pieno di ostacoli. Stando ai numeri pubblicati dal report Ali-Confcommercio, nel 2025 il 31,7% delle librerie indipendenti ha investito sulla ricerca, e la rivendita, di libri usati. Un business che il 63,4% dei negozi aveva già avviato da almeno cinque anni. Le ragioni alla base riguardano, per poco più del 58% dei librai, la convenienza e i prezzi ridotti. C’è, poi, una parte non trascurabile, addirittura superiore al 38%, che ritiene la vendita di libri usati un metodo utile ad attirare nuovi clienti. Magari quelli interessati a vecchi libri, ormai fuori produzione o a edizioni specifiche di un’opera che non si trova più in giro. Il business, però, ha una fortissima vocazione scolastica e universitaria. Si va alla ricerca di sussidiari, manuali e altri tomi per studiare. E per evitare di sottostare agli aumenti applicati dagli editori. Per le librerie che limitano l’usato ai soli testi scolastici o universitari, il 47,9 % segnala una domanda molto bassa per i libri non scolastici. Un canale di vendita nuovo e potenzialmente ricco ma che non convince i librai a guardare al domani con maggiore fiducia. Nel 2025 troppi sono stati i nodi che hanno preoccupato gestori e proprietari dei punti vendita. Si sono indeboliti i ricavi e segnali positivi non ce ne sono all’orizzonte. Se tutto va bene, il mercato si stabilizzerà.







