La tecnologia è fondamentale ma servono, perché sono altrettanto necessarie delle regole certe e servirebbe pure convincere Big Tech a restituire il 5% del loro fatturato in Italia per ridistribuirlo al settore dell’editoria. E capaci di impedire le distorsioni di mercato che strangolano tanti perché pochi possano guadagnare miliardi su miliardi. L’ultimo appello in tal senso è interessante perché non giunge dal mondo dei giornali tout court bensì da Confindustria Radio Televisioni. Ora la tecnologia rischia di diventare ancora più invasiva e pervasiva e insidia gli equilibri sui mercati dell’audiovisivo. Non è una novità, i prodromi c’erano tutti. Adesso sono innegabili. Antonio Marano, presidente di Confindustria Radio Televisioni ha aperto la conferenza a Roma dedicata appunto a “Prominence, pluralismo e nuove regole nell’ecosistema digitale” sottolineando la necessità per cui “tecnologie e contenuti devono crescere insieme, ma servono regole che impediscano la concentrazione del valore solo in chi controlla l’accesso ai dati”.
Eccola, dunque, la parola chiave. I dati. Sono quelli che consentono, nel disinteresse di milioni e milioni di utenti, di guadagnare fior di miliardi a Big Tech. “Quando la selezione, la distribuzione e la monetizzazione dei contenuti sono governati a soggetti extrarazionali, il sistema informativo diventa vulnerabile alla disinformazione”, ha affermato Marano. Che ha aggiunto: “In una fase storica, segnata da trasformazioni profonde, questo ruolo va riconosciuto, esercitato e promosso. Si tratta, in fin dei conti, di affermare la sovranità dell’articolo 21 della nostra Costituzione di ponte all’avvento di una tecnocrazia globale, impedendo che ci riduca a colonia asservita”. Parole importanti, da scolpire nella mente. Ma l’intervento di Marano non finisce qui: “Il riequilibrio strutturale delle risorse non è più una richiesta di categoria, ma una necessità di sistema. Ed è per questo che alle istituzioni chiediamo che almeno il 5% del fatturato generato dai giganti del web – o Big Tech – in Italia sia rinvestito nel sistema Paese”. Una proposta chiara, concreta e oggettiva: “Quando dico sistema Paese, voglio dire non contributo agli editori, ma contributo a chi lavora in editoria, ai giornalisti, alla tecnologia, ai servizi, ai contenuti. Questo per essere chiaro – ha detto Marano – perché è una catena produttiva che va in tutto il mercato italiano, e senza gli editori questo non sarebbe fattibile”.
È una proposta, secondo Marano, che punta a essere equa: “Tali fondi devono essere vincolati al sostegno della cultura e di un’informazione libera e indipendente. Sia chiaro gli editori non cercano privilegi, ma equità”. Un sistema di questo tipo “è una tutela per i cittadini, è una garanzia democratica. Vale per le televisioni, vale per la radio, vale per chi non ha dimestichezza tecnologica, per chi deve poter trovare informazioni certificate senza barriere. Non è la nostra nostalgia tecnologica – ha concluso il presidente di Confindustria Radio TV – siamo forse quelli che la cavalcano più di tutti, è la tutela dell’accesso universale alle informazioni”.
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