Editoria

“Biden deve smantellare Big Tech per ripristinare la concorrenza”

“Biden deve smantellare Google, Facebook e gli altri dividendoli in diversi rami di attività per ripristinare le regole della concorrenza”. Lo ha detto Jacques Attali, intellettuale, ex banchiere francese e già uomo di fiducia dell’ex presidente François Mitterand. In un’intervista rilasciata a Repubblica, Attali – che non è certo un “luddista” – ha spiegato che gli Stati debbono riprendersi il loro ruolo e impedire di farsi scavalcare da aziende private, peraltro su temi e campi che sono fondamentali per la tenuta democratica del sistema liberale.

Attali ha spiegato che nulla è irreversibile e, anzi, c’è la possibilità di mettere un freno allo strapotere degli Over the top: “Un piano del governo americano per smantellare le Big Tech, ripristinando così le regole della concorrenza”. E spiega: “Propongo di dividere Google in quattro rami, separando il motore di ricerca, Android, la concessionaria pubblicitaria e le altre attività. Lo stesso vale per Facebook, Amazon, Microsoft, Apple. Per me l’ unica soluzione è considerare che i social ormai fanno un servizio pubblico e quindi devono piegarsi a regole per garantire la collettività”.

Possibile farlo, anche per Biden? Sì, secondo Attali: “È già successo in passato, nel mercato petrolifero e in altri settori. Il regime cinese ha già cominciato a porsi questo problema. Per avere avuto troppe ambizioni, Jack Ma (il fondatore di Alibaba, ndr ) è stato mandato a giocare a golf. Nessuno Stato, democratico o meno, può lasciare un potere così immenso ad aziende private. Biden deve agire ora prima che queste aziende statunitensi diventino entità sempre più globali e inafferrabili anche per l’ amministrazione americana”.

Attali, infine, ha ragionato sul destino dei media e in particolare sui giornali di carta: “Il primo dei media, la carta stampata, temeva di morire quando arrivò la radio. E poi di nuovo quando cominciò la televisione. Ma fino agli anni Novanta c’ è stato un circolo virtuoso tra stampa, radio e tv. All’ inizio c’ è stata una certa incoscienza degli editori che si sono affrettati a mettere i loro contenuti su Internet gratuitamente, contando probabilmente sugli introiti pubblicitari, poi invece dirottati dalle Big Tech. I social network sono diventati dei media, quasi senza che ce ne accorgessimo. Loro stessi non vogliono definirsi come editori, con tutte le responsabilità che ne conseguono, ma intanto si sono appropriati di contenuti di informazione. Ormai stiamo andando verso la fusione tra stampa, tv, radio e Internet. Gli editori tentano di far pagare i loro contenuti digitali, ma è molto difficile difendersi dall’ oligopolio delle Big Tech”.

editoriatv

Recent Posts

Si apre la settimana decisiva per il futuro di Ranucci e di Report

Si apre la settimana della verità sul destino di Sigfrido Ranucci. Nessun licenziamento all’orizzonte, e…

16 ore ago

Occhiali smart, la nuova frontiera dell’AI apre un enorme problema di privacy: da Meta a Samsung, Google e Apple la sfida è proteggere chi sta davanti alle lenti

Gli occhiali intelligenti stanno rapidamente passando dalla categoria degli esperimenti tecnologici a quella dei prodotti…

16 ore ago

Edicole, la crisi non si ferma: dai Comuni arrivano nuovi aiuti per salvare una rete che rischia di scomparire

La decisione di Cesenatico di mettere nuovamente a disposizione un contributo economico per le edicole…

2 giorni ago

Google cambia Discover e le ricerche AI: cosa devono fare gli editori

Google sta introducendo nuovi strumenti per consentire agli utenti di scegliere con maggiore precisione le…

2 giorni ago

ChatGPT entra nei messaggi privati del Mac: comodità enorme, ma la privacy diventa il vero problema

L’intelligenza artificiale sta progressivamente uscendo dalla finestra del chatbot per entrare nelle applicazioni che utilizziamo…

3 giorni ago

L’Australia galvanizza la Fieg: “Legge simile anche in Italia”

L'approvazione del News Bargaining Incentive, la legge grazie a cui l'Australia costringerà Big Tech a…

3 giorni ago