BERLUSCONI PERDE ANCHE L’AUDIENCE. CRESCONO LE TV ANTI “BISCIONE”

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Se appartenessero al genere femminile, le ammiraglie della televisione italiana sarebbero eleganti signore in lotta contro le rughe. Perché se è vero che Rai Uno e Canale 5 cercano disperatamente di tenere le posizioni nella guerra dello share, nessun lifting sembra davvero funzionare contro l’incedere del tempo (e delle giovani reti). Risultato: la “coperta” degli ascolti è sempre più corta e la moltiplicazione di canali e piattaforme il motore primo di un esodo in piena regola. Una “trasfusione” di telespettatori che spesso avviene “in casa”, come dimostrano i successi di Rai 4 e Iris ma anche di Boing, il canale di Mediaset per bambini in joint-venture con Turner, che con un’audience di 115mila persone è il canale gratuito del digitale terrestre più visto. Niente di inatteso, solo la dimostrazione che i sentieri del digitale terrestre sono sempre di più la via di fuga dalla tv generalista.
Secondo i dati Auditel rielaborati dallo Studio Frasi, nella stagione televisiva che si è appena conclusa (12 settembre 2010-28 maggio 2011, tenendo conto della media degli ascolti), il primo canale di mamma Rai ha perso oltre un punto di share, un risultato comunque migliore rispetto a Canale 5, che ha lasciato sul terreno 114mila telespettatori scendendo sotto la quota dei 2 milioni (1.958.816), con uno share del 18,15%, in calo di oltre due punti sulla stagione precedente. Malino anche Rai 2 (-0,7 di share), mentre vince Rai 3 (+76mila telespettatori), che guadagna un quarto di punto di share e supera Italia Uno, il canale “giovane” di Mediaset che scivola al quinto posto perdendo 54mila ascoltatori. A superare l’andamento positivo della terza Rete c’è La7, che cattura oltre 80mila utenti, complice anche l’effetto-Mentana, tornato alla conduzione del telegiornale, che con uno share dell’8,46% è davanti al Tg4 di Emilio Fede e raggiunge un audience di oltre 2 milioni di persone.
Eppure parlando di tv generalista e di programmi più visti, si nota come la Rai continui a stravincere sul Biscione: tenendo conto della media degli ascolti, sempre tra settembre e maggio, bisogna arrivare alla 30esima posizione per trovare un contenuto trasmesso da Cologno Monzese (nello specifico, la miniserie con Raoul Bova “Il Delfino”). In cima alle preferenze degli italiani c’è ancora il caro vecchio Festival di Sanremo (11,5 milioni di telespettatori), il Gran Premio di Abu Dhabi (10,6 milioni, che supera il calcio), e poi il blitz del commissario Montalbano, che con diversi episodi occupa rispettivamente il terzo, quarto, quinto e sesto posto della top ten (l’amichevole Germania-Italia è solo al nono). Sul digitale terrestre, invece, spicca il successo di Real Time (che fa capo a Discovery Italia), che ha raccolto nella stagione 50mila nuovi telespettatori.
«Noi facciamo tv con logiche molto diverse da quelle del servizio pubblico – spiega una persona vicina a Mediaset – e l’ascolto fine a se stesso generato da singoli eventi non ci interessa quando è anti-economico. Preferiamo 27 puntate consecutive del Grande Fratello con 6 milioni di ascolto a puntata, che un singolo evento da 8 o 9 milioni. È ovviamente un discorso di costi». E infatti si fa un gran parlare del Grande Fratello che anche qui, però, guardando gli ascolti medi nel periodo, è assente dalla classifica dei primi 35 programmi più visti.
Ma la vera battaglia è sui canali pay, che significa sostanzialmente calcio, la “killer application” di tutta la nuova televisione. Mediaset Premium Calcio, con un audience di quasi 58mila telespettatori, è il singolo canale più visto, seguito da Sky Sport (54mila). Tornando invece alle generaliste, che fine ha fatto “Striscia la notizia”? Sempre nella stagione gli ascolti medi sono stati pari a 5,8 milioni, con uno share del 21,12%, fuori quindi dalla top 35, ma con punte di quasi 7,6 milioni di telespettatori (per esempio nella puntata del 18 ottobre).

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