La decisione del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, di accentrare la comunicazione sanitaria ha animato un ampio dibattito. Infatti, una parte del mondo dei mass media ha denunciato una possibile limitazione del diritto di cronaca per i giornali e di espressione per gli operatori della sanità. Dall’altro lato, i manuali di comunicazione pongono come criterio essenziale nella gestione della crisi la centralizzazione della fonte.
Ma queste sono quisquilie, pinzillacchere. Il vero punto che continua a non essere affrontato è che De Luca, come gran parte dei governatori e del Governo, utilizzano come mezzo di comunicazione dei monologhi su facebook. Senza contradditorio, senza domande, così se la cantano e se la suonano da soli, esiste una narrazione unica. D’altronde, lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri nel mese di marzo in una delle sue consuete apparizioni notturne a rete unificate definì conferenza stampa una diretta facebook.
La comunicazione dei governatori e dell’esecutivo è, e deve essere, istituzionale, perché loro rappresentano le massime istituzioni del Paese, a livello nazionale e locale. Chiaro De Luca? Lei non può fare cazziatoni alla cittadinanza, ma deve dire cosa ha fatto, cosa sta facendo e non può sottrarsi al dialogo e alle domande dei giornalisti con mezzucci da dittatore dello stato libero di Bananas. Le dirette sui social network che, tra l’altro, sono i mezzi sui cui De Luca e gli altri governatori investono la gran parte delle risorse destinate alla comunicazione politica, sono il folclore dietro cui rischia di annidarsi il cancro della dittatura. Balconi da chiudere al più presto.
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