Mercoledì prossimo ci sarà, alla Camera, l’audizione del sottosegretario all’Informazione e all’Editoria Alberto Barachini sul caso Gedi. Intanto, prima dell’incontro previsto a Montecitorio e subito dopo le parole pronunciate sulla vicenda dalla premier Giorgia Meloni, arrivano i dubbi dei giornalisti. E, in particolare, quelli del presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli. Che, in una nota, ha espresso preoccupazione in merito a ciò che ha definito come “la svendita di quel che rimane del gruppo Gedi”. Bartoli ha tuonato: “Ci preoccupa la svendita di quel che rimane del gruppo Gedi, il destino di due quotidiani storici come Repubblica e Stampa e il futuro di Radio Radicale”. E ancora: “Tutto questo mentre web e social media continuano ad essere terra di nessuno con pochi manovratori il cui scopo è quello di arricchirsi, con le grandi piattaforme digitali che saccheggiano impunemente il lavoro dei giornali, non pagano tasse e non rispondono dei reati commessi”. Un tema questo di capitale importanza. E ancora, per Bartoli, la vicenda che merita un passaggio è quella relativa alla questione dell’equo compenso. Su cui, del resto, è intervenuta pure la premier Meloni promettendo, già per febbraio, la pubblicazione delle tabelle: “Particolarmente dolorosa è la mancanza di una norma che assicuri un equo compenso a decine di migliaia di giornalisti. Una recente ricerca ha scattato una fotografia drammatica del lavoro autonomo e parasubordinato. La media delle retribuzioni per i giornalisti freelance è di 17mila euro lìanno; per i Cococo di circa 11mila. Parliamo di lordo. In entrambi i casi siamo sotto la soglia dei mille euro al mese netti, cifra con cui è impossibile vivere dignitosamente”.
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