Categories: Giurisprudenza

ARTICOLO 18: CADE IL LIMITE SUL REINTEGRO, ESTESO ANCHE AI LICENZIAMENTI ECONOMICI (INSUSSISTENTI)

È dal 23 Gennaio che il governo sta lavorando al testo della Riforma del lavoro con costanti modifiche ed aggiustamenti, fino all’ultimo varo avvenuto ieri dopo la lunga notte di Mario Monti ed Elsa Fornero a Palazzo Giustiniani.
L’ultima modifica apportata al ddl prevede il ritorno del reintegro del lavoratore nel caso di licenziamenti economici insussistenti , la notizia è stata accolta con entusiasmo soprattutto dal Pd, attraverso le parole di Pierluigi Bersani che l’ha definita un passo importantissimo assieme alla caduta dell’onere di prova a carico del lavoratore.
Prima della rettifica infatti il reintegro del dipendente era previsto solo per motivi discriminatori(ai sensi dell’art.3 della legge 11 maggio 1990, n.108)
o disciplinari, escludendo quindi il reintegro per motivi economici.
Ora grazie al dietrofront del governo, nella sfera del reintegro è compreso anche il licenziamento per motivi economici se a seguito di verifiche non risultano fattori riconducibili alla sfera finanziaria.

Laddove il giudice accerti la «manifesta insussistenza» del fatto posto alla base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo (economico), allora oltre al reintegro, ha diritto di richiedere il risarcimento pari a 12 stipendi da corrispondere al dipendente.
A questo proposito arrivano cambiamenti anche per il capitolo indennizzi, la cui soglia è stata abbassata dai 12 ai 24 mesi, rispetto alle 15-27 mensilità previste dal testo precedente.
Gli indennizzi interessano sia i licenziamenti di natura disciplinare che quelli economici ma rimane come in precedenza, l’esclusione dall’applicazione dell’articolo per le aziende con un numero inferiore ai 15 dipendenti.
La nuova riforma così come presentata, cerca di percorrere quindi la strada della coerenza e della giustizia, cercando un dialogo tra le parti reso possibile anche dall’intermediazione delle parti sindacali.
Al riguardo Susanna Camusso, leader della Cgil, prende tempo per pronunciarsi in merito e mantiene riserbo sul giudizio, sospeso fino alla lettura integrale del testo definitivo.
Ottimismo invece dalle dichiarazioni di Angela Finocchiaro Presidente dei senatori del Pd che afferma che il risultato a cui il governo è giunto per ciò che riguarda la riforma del mercato del lavoro è buono.
Ora non resta che aspettare la valutazione del parlamento sul ddl presentato oggi al Quirinale e le eventuali discussioni che scaturiranno dall’inserimento della delega sui dipendenti della Pubblica Amministrazione che avverrà però solo in seguito.

Arianna Esposito

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