Dopo Meta, tocca a Apple: arriva la stangata dall’Antitrust. Il gigante tech di Cupertino dovrà pagare 98,6 milioni per aver imposto alle aziende terze, sviluppatrici di app da “piazzare” sullo Store, la compilazione di documenti praticamente inutili (o giù di lì) ai fini della privacy. Una storia che andava avanti ormai dal 2021 quando Apple decise di imporre l’Att prompt ai terzi. Una scelta che, per l’autorità garante per la concorrenza e il mercato, s’è trasformata in un esercizio di abuso di posizione dominante. Il problema (vero) per Apple è che dopo la stangata da parte dell’Antitrust italiano potrebbe arrivare pure quella dalla Commissione Europea.
Già, perché gli accertamenti dell’Agcm, sono stati condotti in collaborazione e coordinamento anche con la Commissione europea, con altre Autorità nazionali della concorrenza e con il Garante per la Protezione dei Dati Personali. L’Antitrust ha accertato che le condizioni dell’Att policy, imposte in maniera unilaterale, sono risultate a dir poco lesive degli interessi dei partner commerciali della stessa Apple.
Ma la questione, dall’Italia, potrebbe presto spostarsi pure in Europa. E qui sarebbero davvero dolori per Apple se dovesse affrontare i rigori dell’Antitrust Ue. Intanto, per bocca del portavoce Thomas Regnier, la Commissione ha reso noto di aver preso “atto della decisione dell’Autorità garante della concorrenza italiana di multare Apple ai sensi della normativa sulla concorrenza dell’Ue. Dopo aver specificato che l’autorità italiana “adotta le sue decisioni in modo indipendente”, ha ribadito che “la sua decisione si applica solo all’Italia e non ad altri stati membri o all’Ue nel suo complesso”.
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