ANONYMOUS ATTACCA LA MECCA FINANZIARIA DELLA GRANDE MELA

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Come annunciata, puntuale è arrivata Sabato 24 Settembre la manifestazione del gruppo di hacker della rete: « Anonymous», già noto agli onori della cronaca per aver colpito le più importanti multinazionali e siti istituzionali.
Stavolta i dissidenti hanno attaccato la mecca finanziaria di New York, battezzando la sommossa: «Occupy Wall Street».
Le manifestazioni di dissenso erano già nell’aria da una decina di giorni, quando il 17 Settembre scorso milioni di protestanti si sono riuniti al Bowling Green park di New York luogo simbolo e quartiere della borsa di New York dove si trova la statua in bronzo del Toro di Wall Street, che ha ispirato lo slogan «Prendere il toro per le corna», come riportato anche sui volantini che pubblicizzavano la protesta.
«La sola cosa che abbiamo in comune è che siamo il 99% della popolazione che non tollererà più l’avidità e la corruzione dell’1%» ,recita così lo slogan manifesto che ha fatto da apripista alla protesta sul sito di Occupy Wall Street.
Secondo sempre ciò che è riportato sul sito la rabbia dei dimostranti va verso ciò che loro definiscono «il principio del profitto oltre e al di sopra degli altri che loro dicono aver dominato non solo le politiche economiche dell’America ma anche il su punto di vista sulla cultura e l’umanità».
Il movimento si inscrive in un tessuto sociale che travalica i confini dell’America ma che si rifà in linea di principio alle proteste di paesi come Grecia, Spagna e Islanda , accomunati dal comune obiettivo di ripristinare un’autentica democrazia, attraverso la non violenza.
Principio che sembra non essere stato rispettato nella rivolta delle
giornata di Sabato 24 Settembre, data in cui la protesta degli hacker ha raggiunto il suo apice e si sono registrati 80 arresti da parte della polizia newyorkese con accusa per i dimostranti di resistenza all’arresto e ostruzione al normale svolgimento delle attività amministrative.
Non a caso i pirati della rete hanno scelto di attaccare il cuore della città, schierandosi di fronte Wall Street, per esprimere il più ampio dissenso nei confronti del luogo simbolo di un sistema finanziario che privilegia solo i ricchi e potenti del paese a spese dei comuni cittadini, al grido di «Wall Street is our street».
A chiosa di tutto questo rumore che nel bene e nel male la protesta ha sollevato, la riflessione più diplomatica proviene da un commento lasciato da un utente del sito della manifestazione che scrive così: «La storia ci insegna che quando i ricchi diventano troppo ricchi e i poveri troppo poveri, scoppia sempre una rivoluzione, speriamo sia l’inizio di un cambiamento! ».
Arianna Esposito

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