C’è un’Italia che rischia di essere tagliata fuori. È quella delle cosiddette aree interne, dei paesi, dei campanili. Dei borghi. Che, lungi dall’essere (solo) attrattive turistiche corrono il pericolo di non essere dentro un Paese che va rimpicciolendosi attorno alle (poche, pochissime) grandi città. La fine delle edicole è la cartina al tornasole di un processo urbanistico, sociologico, culturale lunghissimo. Che non può spiegarsi solo ed esclusivamente nel refugium peccatorum della crisi dell’informazione di carta.
L’ultimo caso arriva da Amatrice e attorno ad Amatrice. Ci sono quindici comuni in provincia di Rieti che rischiano di restare senza edicole. Amatrice, Antrodoco, Castel Sant’Angelo, Cittareale, Leonessa e Terminillo dal primo aprile non avranno più garantita la distribuzione dei giornali. “Un fatto grave”, quello denunciato dalla segreteria dell’Associazione della Stampa romana, “che impoverisce ulteriormente anche i luoghi colpiti dal terremoto” e che è stato denunciato dal sindaco di Amatrice. “Le edicole – prosegue l’Assostampa – sono un presidio imprescindibile nelle aree interne, soprattutto per gli anziani, sono luoghi di democrazia e socialità. Vanno difese, ovunque, perché, nonostante l’avanzare inevitabile dell’online, restano una garanzia per il pluralismo dell’informazione, per tutto il settore editoriale”. Cose che sappiamo a memoria, che ci siamo detti e ridetti. E che continuiamo a sottolineare poiché è questa la grande battaglia di coesione, vera, in un Paese che va sfilacciandosi ogni giorno di più. L’Assostampa Romana “chiede che si apra un confronto con istituzioni del territorio, editori, distributori, perché sia assicurata la presenza della carta stampata in tutti i centri della regione, e auspica – conclude il sindacato regionale – che si avvii una riflessione a livello nazionale per individuare misure di sostegno per gli edicolanti”. E sarebbe il caso di farlo, subito.
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