Categories: Giurisprudenza

ALBI, RIFORMA SENZA ABOLIZIONE. ECCO LE MISURE ALLO STUDIO

«Nessuno ha mai parlato di abolizione degli Ordini. Liberalizzare non vuol dire consentire a chiunque di fare l’avvocato. Ma eliminare gli ostacoli eccessivi all’esercizio delle professioni». Una rassicurazione urgente, quella espressa ieri dal ministro della Giustizia, Paola Severino. Eppure, tra le categorie – Ordini e Casse -serpeggia la paura e la parola d’ordine è stare in trincea sino a quando i ministeri – stretti dietro un riserbo impermeabile – non apriranno le comunicazioni.
Un primo segnale, in questo senso, si legge, in controluce, nella lettera che il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, assente giustificato ieri alla presentazione del primo Rapporto Adepp sullo “stato di salute” delle Casse di previdenza, ha inviato al presidente dell’associazione, Andrea Camporese. «Dovremo trovare presto – si legge nella missiva – altre occasioni di incontro, perchè il mondo che rappresentate può costituire un motore di crescita e di investimento di enorme importanza nel rispetto delle finalità istituzionali che tanto validamente perseguite». Convocazione che, spiega Camporese, dovrebbe avvenire entro questa settimana.
Lunedì 5 dicembre è atteso il primo decreto Monti con le riforme necessarie a rassicurare i mercati e a rilanciare il Paese. Qualche indiscrezione sulle partite aperte sui diversi tavoli ministeriali trapela. Sul fronte degli Ordini professionali, i dossier sono due. Il primo sarebbe sulla scrivania del Guardasigilli Severino e riguarderebbe l’implementazione dei principi di riforma degli ordinamenti professionali contenuti nella manovra d’agosto (nel DI 148/2011 convcrtito con la legge 138/2011). La legge di stabilità prevede che sia un Dpr a veicolare le modifiche alle diverse leggi ordinamentali. Inoltre dal 1° gennaio 2012 con la stessa legge di stabilità entrano in vigore le norme sulle società di capitali per i professionisti, che alle professioni non piacciono e che gli Ordini, quanto meno, chiedono di coordinare rispetto agli obblighi deontologici e ai versamenti contributivi.
Il secondo dossier, invece, nelle mani di Economia e Sviluppo economico, è quello che più potrebbe scompaginare gli assetti. L’ipotesi più “estrema” potrebbe essere ridurre il numero degli Ordini sulla base dell’effettivo interesse pubblico. Più plausibile, invece, l’eliminazione dell’assistenza legale obbligatoria (come già avviene in Francia) per alcune fattispecie di contenzioso. Infine, l’applicazione integrale alle professioni dei principi della libertà d’impresa, attraverso l’eliminazione delle incompatibilità che impediscono alle categorie (avvocati soprattutto) di farsi “imprenditori” e misure per eliminare i vincoli territoriali e quantitativi all’apertura di farmacie. Anche se ieri il presidente della federazione degli Ordini dei farmacisti, Andrea Mandelli, si è detto «rassicurato dalle parole del ministro della Giustizia» e ha ribadito «la piena disponibilità della categoria a discutere di modernizzazioni senza cancellazioni degli Albi».
Il tutto, in un quadro europeo in movimento. Il 13 dicembre, infatti, la Commissione europea dovrebbe analizzare una proposta di direttiva per modernizzare la 2005/36/Ce sul riconoscimento delle qualifiche professionali. Obiettivo: ridurre al minimo le differenze sui requisiti formativi e rendere il più possibile automatico il riconoscimento in un altro Stato Ue delle abilitazioni professionali conseguite nel proprio Paese, oggi molto spesso soggette a verifiche e prove integrative.

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