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AL FATTO È TEMPO DI RIPENSAMENTI E, INTANTO, SI FA DOMANDA PER IL CREDITO D’IMPOSTA SULLA CARTA

Più che un clima teso tira aria di ripensamenti al Fatto quotidiano: il direttore Antonio Padellaro ha intenzione di lanciare un restyling grafico del giornale per settembre, ha aperto la campagna acquisti di nuove firme e, in particolare, sta trattando con alcuni cronisti di peso per rinforzare l’appeal della testata verso i lettori. In compenso Padellaro ha congelato il nuovo corso di Saturno. E il destino dell’inserto culturale dà proprio un’idea dei tempi altalenanti che vive il quotidiano. Saturno è stato chiuso lo scorso marzo perché non riusciva a coinvolgere il pubblico del Fatto quotidiano, come dichiarato dagli stessi lettori intervistati in una ricerca di mercato commissionata dal giornale. Poi il suo rilancio è stato affidato a una squadra di giornalisti della redazione, adesso l’iniziativa è stata sospesa nuovamente.
Alla base di tutti i ripensamenti c’è l’andamento delle vendite che, secondo le nuove rilevazioni Ads sul mese di maggio, si attestano sulle 56.380 copie, in calo dell’1,2% rispetto al precedente aprile. In edicola, che rappresenta il grosso della diffusione media della testata, le copie si contraggono dell’1,4% arrivando a 53.388. Dati positivi, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale per il settore editoriale, ma sembrano lontani i mesi in cui il Fatto navigava sopra le 70 mila. Nel primo trimestre 2012, infatti, le vendite flettono del 24% rispetto allo stesso periodo del 2011. Online, secondo le ultime rilevazioni Audiweb, gli utenti unici nel giorno medio di maggio sono scesi a 265 mila (-1,1%), anche se il dato medio mensile cresce del 15,7% con 2,16 min di utenti all’attivo.
Resta comunque vero che il giornale registra ancora importanti picchi di vendita, come hanno confermato gli articoli sullo scandalo Lega e il suo tesoriere Francesco Belsito o sulle trattative tra Stato e mafia, che hanno coinvolto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma probabilmente il desiderio di Padellaro è quello di stabilizzare maggiormente le diffusioni, soprattutto dopo l’uscita dalla scena politica di Silvio Berlusconi. Mafia, toghe e ancora mafia, «è da venti giorni che il Fatto tratta la vicenda delle conversazioni tra Nicola Mancino e il consigliere del Quirinale Loris D’Ambrosio», ha dichiarato a Tempi Luca Telese che è fuoriuscito dal giornale per fondare il suo Pubblico. «E’ giudiziarismo giacobino, esasperato. Il problema di Marco Travaglio è l’antiberlusconismo tardivo, a oltranza. E’ come se nell’America odierna ci si ponesse il problema di liberare gli atolli dagli ultimi soldati giapponesi».
L’inquietudine che si respira non risparmia gli azionisti, riunitisi in un’ultima movimentata assemblea, nonostante la decisione finale di distribuire a fine 2011 di un dividendo per quasi 3,2 milioni di euro. Sul fronte dei conti, in particolare, l’ultimo esercizio si è chiuso in utile per 4,5 milioni, risultato di tutto rispetto in questo periodo ma il 2010 era stato archiviato con 5,8 milioni di utile. Adesso il quotidiano guidato da Padellaro, che come sottotitolo ha la frase “Non riceve nessun finanziamento pubblico”, ha presentato domanda per beneficiare del credito d’imposta al 10% sull’acquisto della carta.
I punti critici gestionali non riguardano comunque la sola flessione delle vendite, ma anche la raccolta pubblicitaria che non ha raggiunto gli 1,8 milioni di euro in tutto il 2011. Nel primo quadrimestre del 2012, invece, la raccolta delle inserzioni su carta cala del 25%. Tra i motivi di preoccupazione, ci sono infine le oltre 150 cause di diffamazioni che “raggiungono importi molto rilevanti”, si legge nella relazione gestionale dell’ultimo bilancio, e hanno costretto il giornale a rafforzare il fondo rischi fino a 1,7 min.

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