Agenzie di stampa, cambia il Dpcm: chi non paga regolarmente i giornalisti rischia l’esclusione

0
74

Una stretta sugli stipendi dei giornalisti e, per la prima volta in modo esplicito, l’ingresso delle regole sull’intelligenza artificiale tra i requisiti richiesti alle agenzie di stampa di rilevanza nazionale. Il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria ha adottato il nuovo Dpcm dedicato alle agenzie, confermando l’impianto della riforma ma introducendo alcune condizioni che legano ancora più direttamente l’accesso alle risorse pubbliche alla tutela del lavoro giornalistico.

Ad annunciarlo è stato il sottosegretario all’Informazione e all’Editoria Alberto Barachini, che ha ribadito uno dei principi sui quali era stata costruita la riforma: il valore economico delle risorse destinate alle agenzie deve essere collegato al numero dei giornalisti occupati e alla solidità dei loro contratti. Non è quindi soltanto la dimensione dell’azienda o la quantità di informazione prodotta a determinare il rapporto con lo Stato, ma anche il lavoro giornalistico che sostiene quella produzione.

La novità probabilmente più significativa riguarda però gli stipendi. Le agenzie che, durante la validità del contratto, non provvederanno al regolare pagamento delle retribuzioni ai giornalisti potranno essere sospese o cancellate dall’elenco delle agenzie di rilevanza nazionale. E la conseguenza non è soltanto formale: la cancellazione comporterà la risoluzione del contratto stipulato con il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria.

È un passaggio importante perché trasforma la regolarità delle retribuzioni in una condizione concreta per mantenere il rapporto economico con la pubblica amministrazione. Il principio di fondo appare piuttosto netto: un soggetto che riceve risorse pubbliche per produrre informazione deve garantire innanzitutto il lavoro di chi quell’informazione la produce. La riforma precedente aveva già legato una parte importante del sistema alla qualità dell’occupazione. Barachini aveva ricordato in Parlamento che tra i requisiti figuravano almeno 50 giornalisti assunti a tempo pieno e indeterminato e una retribuzione non inferiore alla soglia minima prevista dal contratto collettivo del settore.

Ma nel nuovo Dpcm entra anche un altro tema destinato a pesare sempre di più sull’editoria: l’intelligenza artificiale. Tra i requisiti per l’iscrizione nell’elenco viene infatti prevista l’applicazione dell’articolo 19 del nuovo Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti relativo all’utilizzo dell’AI.

La scelta ha un significato che va oltre le agenzie di stampa. L’intelligenza artificiale non viene trattata soltanto come uno strumento tecnologico capace di ridurre tempi e costi di produzione, ma come qualcosa che deve essere utilizzato all’interno di precise responsabilità professionali. È un principio particolarmente rilevante proprio per le agenzie, perché le loro notizie costituiscono una delle materie prime dell’intero sistema dell’informazione: vengono riprese da quotidiani, televisioni, radio, siti e piattaforme digitali.

Il nuovo provvedimento mette quindi insieme tre elementi che fino a pochi anni fa sarebbero stati affrontati separatamente: risorse pubbliche, qualità del lavoro giornalistico e utilizzo dell’intelligenza artificiale. Il messaggio politico è che innovazione tecnologica e sostenibilità economica non possono essere ottenute comprimendo occupazione, contratti e responsabilità editoriale.

Il Dpcm è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale ed è stato reso disponibile dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria.

Per il settore, tuttavia, il punto più interessante è già evidente: il sostegno pubblico alle agenzie viene legato sempre più alla qualità del giornalismo che quelle risorse devono contribuire a mantenere. E da oggi, dentro quella qualità, entra ufficialmente anche il modo in cui viene utilizzata l’intelligenza artificiale.

DIE

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome