Addio Ranucci, a Report Presutti e Piervincenzi: lo scontro continua

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La Rai ha partorito il siluramento di Sigfrido Ranucci dalla guida di Report. Saranno Giulia Presutti, già inviata del programma, e Daniele Piervincenzi i nuovi conduttori del programma di inchiesta sulla terza rete. La decisione è stata ufficializzata nel pomeriggio di ieri. Contestualmente, a Ranucci sono state offerte tre ipotetiche soluzioni. O il ritorno a RaiNews, oppure l’arrivo al Tg3. In ultima analisi, c’è un posto da corrispondente dall’estero. Sfuma, dunque, l’idea di affidargli la scuola di giornalismo Rai. Offerta che, peraltro, era stata già seccamente rifiutata dal diretto interessato.

Il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, ha spiegato in una nota che “Report rappresenta una delle espressioni più importanti del giornalismo d’inchiesta del Servizio pubblico”. E pertanto la decisione a viale Mazzini è quella di ripartire dal rigore: “Affidiamo la conduzione a due professionisti che hanno costruito il proprio percorso sul campo, con rigore, competenza e attenzione ai temi di maggiore interesse pubblico. Le loro esperienze, complementari per formazione e sensibilità giornalistica, consentiranno di rafforzare ulteriormente il programma nel segno dell’autorevolezza, dell’indipendenza e della qualità dell’informazione”. Corsini ha concluso affermando che “l’obiettivo comune è valorizzare Report e il patrimonio professionale della sua redazione, nel rispetto dei valori di pluralismo, correttezza e servizio ai cittadini che caratterizzano la missione della Rai”. Il comitato di redazione dell’Approfondimento, però, non la vede allo stesso modo. E, anzi, critica con forza la scelta. “La politica sta approfittando di un vuoto normativo. Report non ha una testata, non ha una rappresentanza sindacale. Non c’è un direttore da sfiduciare”. La spiegazione segue a ruota: “L’attuale Cdr, creato sotto le condizioni imposte dall’azienda per l’intera direzione, è stato scavalcato a vantaggio di accordi sottobanco tra alcuni autori esterni e direttore”. Ma non basta: “L’azienda sarebbe in procinto di allontanare il suo conduttore di punta, Sigfrido Ranucci, per una pretestuosa tutela di immagine. Le presunte motivazioni sarebbero le stesse di cui essa è a conoscenza da anni avendo avviato e concluso audit interni e interventi in Commissione parlamentare di vigilanza: tutti superati senza che fossero ravvisati estremi per reprimende o sanzioni”. Per il Cdr dunque “l’allontanamento di Ranucci, a cui pare l’azienda stia offrendo un palliativo, altro non sarebbe che un demansionamento”. Parole forti e pesanti perché potrebbero essere brandite in tribunale. Ed è proprio questo ciò che la Rai vuole evitare.

La scelta ha fatto esplodere, ancora una volta, il dibattito politico. Il M5s parla addirittura di “editto Meloni”, ricalcando il ricordo del famoso e famigerato “editto bulgaro” di tanti anni fa. “Aver fatto fuori Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report era un obiettivo di questo governo e oggi lo hanno portato a termine. Non abbiamo nulla contro i giornalisti indicati per la conduzione, ma queste modalità rappresentano un vero e proprio golpe”, ha detto Barbara Floridia che tra l’altro sarebbe (a patto che si riunisse ogni tanto) pure presidente della Commissione di Vigilanza Rai. “Non solo si fa fuori quello che fino a prova contraria resta una vittima, ma non c’è stato alcun reale coinvolgimento della redazione. L’Italia ripiomba nei tempi bui dell’editto bulgaro di Berlusconi con quello che possiamo definire Editto Meloni”. Di segno opposto. E non poteva essere altrimenti, la reazione del vicepremier Matteo Salvini. Secondo cui è stato “giusto così” e chiede che “ora si faccia chiarezza”. A proposito, naturalmente, dei rapporti con Lavitola.

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