Umberto Allemandi è morto, il direttore e fondatore de Il Giornale dell’arte aveva 88 anni. Un’intuizione, quella di Allemandi, che ha cambiato radicalmente il modo di raccontare il mondo dell’arte e della cultura. In Italia e, perché no, anche in Europa. Dal 1983, anno della fondazione della testata, e fino al 2024, quando la casa editrice che portava il suo nome è stata acquisita da una nuova società, ha guidato il Giornale dell’Arte. Quarant’anni, poco più. In cui il panorama della cultura, da Torino e nel resto del Paese, è profondamente cambiato, insieme all’Italia, all’Europa e al mondo.
Il suo Giornale l’ha voluto ricordare definendolo “più che un editore” come “un costruttore di linguaggi e di metodo, imponendo l’idea che l’arte dovesse essere trattata come notizia, con rigore, tempestività e indipendenza”. Attestati di cordoglio per la scomparsa di Umberto Allemandi sono giunti anche dalle istituzioni. Il ministro alla Cultura Alessandro Giuli lo ha salutato come uno “tra i protagonisti più autorevoli dell’ editoria d’arte italiana, che con straordinaria competenza ha contribuito alla conoscenza e alla diffusione del patrimonio culturale”. Giuli ha poi aggiunto: “La sua scomparsa non ci priva solo di un grande editore, ma di un divulgatore appassionato di bellezza e di Storia Patria. Alla famiglia e a tutti coloro che hanno collaborato con lui, le condoglianze del Ministero della Cultura”.
Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha affermato: “Con la scomparsa di Umberto Allemandi, Torino perde un protagonista instancabile della vita culturale della città e dell’intero Paese. Con grande passione e spirito imprenditoriale ha saputo costruire un pezzo di storia dell’editoria italiana. Ai suoi cari vanno il cordoglio e la vicinanza della Città di Torino”.
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