Bruno Pizzul è andato oltre. L’Italia saluta la “voce” del calcio e della Nazionale, un monumento – senza retorica – dello sport e della cultura popolare italiana. Le sue telecronache hanno segnato un’epoca e già sono un caposaldo dell’immaginario collettivo nazionale. Bruno Pizzul è scomparso ieri mattina, all’ospedale di Gorizia, avrebbe compiuto tra qualche giorno 87 anni. La sua carriera è iniziata in campo, da calciatore. È stato difensore in A col Catania, poi il giro delle piazze minori fino all’infortunio che lo costrinse al ritiro prematuro. Poi il concorso in Rai e da lì l’ascesa e l’inizio di una storia italiana che unisce e non divide come, invece e oggi più che mai, fa il calcio. La scomparsa del telecronista delle Notti Magiche, di Usa ’94, di mille battaglie azzurre (cinque mondiali, quando per la Nazionale di calcio non qualificarsi alle fasi finali non era nemmeno contemplabile lontanamente come opzione percorribile, sei europei) e di cento e più trasferte europee delle squadre italiane, tra cui la tragica notte dell’Heysel, ha commosso tutto il Paese. Tra gli altri, il ricordo di Dino Zoff, già portiere di Juventus e Nazionale di cui poi è stato cittì e allenatore: “Per me era un amico di vecchia data, ci siamo frequentati un pò meno ultimamente però qualche estate fa facevamo qualche merenda sotto gli alberi di casa mia. Era un uomo vero”, ha dichiarato al Tg1.
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