Il Cdr di Repubblica svelena dopo l’intervista a Elkann: “Miliardario che delocalizza”

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John Elkann

Non si sono lasciati bene. I giornalisti del comitato di redazione di Repubblica si sono molto arrabbiati quando hanno scoperto che, tra le pagine del loro giornale, era uscita un’intervista a John Elkann. Il loro ex editore. Che li ha venduti ai greci di Antenna. Dopo aver svuotato Gedi. È parsa una beffa ai cronisti di largo Fochetti che c’hanno evidentemente il dente ancora avvelenato con il loro ex azionista di maggioranza. E in una nota il Cdr ritrova quelle parole, durissime, che si aspettavano da tempo i loro lettori. “Sulle pagine di oggi trovate su Repubblica un’intera pagina di intervista al nostro precedente editore, John Elkann. Riteniamo questa scelta inopportuna e controproducente, specie dopo la difficile vertenza che abbiamo vissuto con la sua proprietà”. Perché? Semplice: “Senza entrare nel merito delle sue parole, quelle di un miliardario che delocalizza fabbriche e al contempo parla di scuola pubblica, da lui ci aspettiamo ben altre delucidazioni: sulla dismissione del gruppo Stellantis in primis, sulla demolizione scientifica del gruppo editoriale Gedi, sulle poco edificanti vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto”. Tutti fatti che, ai tempi, hanno dato filo da torcere a Repubblica anche nel rapporto coi suoi stessi lettori. “Queste sarebbero le risposte che il giornalismo di Repubblica pretende, con i fatti e con le inchieste, e questi sono i contenuti che le lettrici e i lettori del nostro giornale si attendono”.
L’intemerata prosegue: “Ricordiamo stavolta pubblicamente – prosegue il Cdr – cosa abbiamo chiesto mesi fa, in maniera privata ma ufficiale, alla nuova proprietà, rispetto ai rapporti tra il nuovo corso del giornale e le aziende collegate a Exor: ‘Serve una rinnovata capacità di dettare l’agenda politica ed economica del Paese, anziché subirla: più notizie scomode per il potere, più inchieste, più coraggio nel prendere posizione in coerenza con la propria storia progressista”. Insomma, adesso basta. “La discontinuità, per essere chiari, deve riguardare anche il modo in cui raccontiamo gli affari, se così si possono chiamare, del precedente editore. E in generale le vicende dell’economia e del potere finanziario’. Questa è l’occasione per ribadire tale concetto, fondamentale per noi e per la nostra credibilità”.

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