Il sottosegretario Alberto Barachini ha annunciato l’imminente pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 agosto 2026, che modifica il DPCM 11 luglio 2023 relativo ai requisiti e ai parametri per l’iscrizione nell’elenco delle agenzie di stampa di rilevanza nazionale.
L’elemento sicuramente più meritorio è la modifica dell’articolo 5, che concentra l’attenzione sul numero dei giornalisti assunti. Il nuovo comma 2 prevede infatti che: «Le risorse di cui al comma 1 dell’art. 4 sono ripartite per il 90% tra tutte le agenzie iscritte nell’elenco, sulla base del numero medio dei giornalisti assunti negli ultimi cinque anni con contratto a tempo pieno e indeterminato. Il restante 10% è destinato alle agenzie iscritte nell’elenco e in possesso di almeno 3 parametri premianti su 5 ed è ripartito sulla base del numero medio dei giornalisti assunti negli ultimi cinque anni con contratto a tempo pieno e indeterminato».
In sostanza, viene riconosciuto un principio fondamentale: l’informazione professionale non nasce automaticamente, ma la producono i giornalisti. Un’affermazione tutt’altro che scontata in un periodo nel quale esistono siti d’informazione che pubblicano contenuti ricorrendo esclusivamente all’intelligenza artificiale.
Il sostegno dello Stato all’informazione e, più in generale, al pluralismo è da sempre un tema discusso e complesso, soprattutto quando occorre individuare i criteri e i parametri da utilizzare. Ferma restando l’esigenza di tutelare le imprese editoriali caratterizzate dall’autonomia editoriale – e le cooperative giornalistiche ne costituiscono l’esempio tipico – concentrare l’attenzione sull’occupazione giornalistica appare una scelta condivisibile.
Un sistema democratico ha bisogno di una pluralità di fonti e di opinioni. Fatti verificati e punti di vista differenti sono gli ingredienti necessari per una corretta informazione. Ma per raccontare il Paese, le sue trasformazioni e le implicazioni dei fatti, servono i giornalisti.
La strada indicata dal sottosegretario Alberto Barachini, per ora limitatamente alle agenzie di stampa, appare quindi quella giusta. Sarebbe opportuno seguirla anche nella definizione delle altre forme di sostegno pubblico all’editoria.







