L’intelligenza artificiale entra sempre più profondamente nelle redazioni, ma insieme alle opportunità cresce un problema destinato a diventare centrale per l’editoria: come sapere se un articolo, una fotografia, un audio o un video siano stati prodotti da una persona oppure generati o modificati dall’AI? Una possibile risposta arriva dal Regno Unito, dove Press Gazette e la società tecnologica irlandese Flip-Pay hanno presentato Made by Humans, uno strumento pensato per controllare i contenuti direttamente all’interno dei sistemi editoriali prima della loro pubblicazione.
Il progetto parte da numeri significativi. In un sondaggio condotto da Press Gazette tra oltre 200 editori, direttori e giornalisti, il 95,3% ritiene che i contenuti generati dall’intelligenza artificiale dovrebbero essere dichiarati ai lettori, mentre il 63,5% afferma che la propria organizzazione non dispone di strumenti affidabili per individuare un utilizzo non autorizzato dell’AI. Press Gazette sostiene inoltre di aver individuato, attraverso proprie inchieste, più di mille casi di articoli pubblicati da media mainstream nei quali comparivano esperti falsi o apparentemente generati dall’intelligenza artificiale.
Made by Humans cerca di spostare il controllo a monte. Il sistema può essere integrato nel CMS della redazione e analizza testi, immagini, audio e video prima della pubblicazione. Il materiale viene quindi classificato come “AI Generated”, “AI Assisted” o “Human Made”, lasciando comunque all’editore la decisione finale. Press Gazette ha iniziato a sperimentare lo strumento nel proprio sistema editoriale nel settembre 2026. L’obiettivo dichiarato non è sostituire il giudizio del giornalista con un altro algoritmo, ma offrire alla redazione un ulteriore livello di verifica.
Ed è proprio questo l’aspetto più interessante. La vera distinzione del futuro probabilmente non sarà semplicemente tra giornalismo fatto dall’uomo e giornalismo prodotto dall’AI. Un giornalista può utilizzare legittimamente l’intelligenza artificiale per trascrivere un’intervista, tradurre un documento, organizzare dati o velocizzare alcune operazioni. Il problema nasce quando il lettore non è più in grado di sapere quanto intervento umano ci sia dietro ciò che sta leggendo e chi se ne assuma la responsabilità.
La questione diventa ancora più importante mentre cambia il modo in cui le persone raggiungono le notizie. Il Digital News Report 2026 del Reuters Institute rileva che social network e piattaforme video hanno ormai superato siti e app degli editori come modalità di accesso alle notizie nel campione globale analizzato. Inoltre il 10% degli intervistati utilizza settimanalmente chatbot AI per informarsi, percentuale che raggiunge il 16% tra gli under 35. Contemporaneamente gli editori temono una forte diminuzione del traffico proveniente dai tradizionali motori di ricerca.
Per i giornali si apre così un paradosso. Per anni Internet ha premiato soprattutto la quantità: più articoli significavano più possibilità di essere trovati da Google e più traffico da monetizzare. Con l’AI la produzione di contenuti può invece diventare praticamente illimitata. Se produrre testo costa sempre meno, aumenta il valore di poter dimostrare chi lo ha verificato. Autenticità, fonti, responsabilità editoriale e trasparenza possono quindi trasformarsi da semplici principi professionali in elementi distintivi del prodotto giornalistico.
È un tema che riguarda direttamente anche l’Italia. L’Agcom ha già portato all’attenzione della Commissione europea le conseguenze che servizi come AI Overviews e AI Mode di Google possono avere sulla visibilità dei contenuti editoriali, con particolare attenzione agli effetti sui piccoli editori e sul pluralismo, e ha avviato un confronto permanente tra piattaforme ed editori sui temi dell’intelligenza artificiale e del copyright.
Dopo la battaglia per ottenere dalle aziende AI il riconoscimento economico dei contenuti giornalistici, dunque, potrebbe aprirsene un’altra: certificare il valore umano dell’informazione. Non perché un contenuto creato con l’AI sia necessariamente falso o uno scritto da una persona necessariamente vero, ma perché il lettore dovrebbe poter sapere attraverso quale processo una notizia è stata prodotta.
In un web nel quale una macchina può generare milioni di parole, la promessa più preziosa di un giornale potrebbe diventare sorprendentemente semplice: qui qualcuno ha controllato prima di pubblicare.







