Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, con le sue intemperanze ha polarizzato sempre più l’opinione pubblica. E così ha alimentato la domanda di informazione, facendo arrivare arrivano segnali incoraggianti per il futuro dei giornali.
Il Washington Post potrebbe raggiungere il pareggio nel 2026, dopo quattro anni di perdite e una drastica riduzione dei costi. Il britannico Guardian continua invece a crescere proprio grazie al mercato nordamericano. Due esperienze diverse dalle quali anche gli editori italiani possono ricavare alcune indicazioni. Tenendo conto, però, di una differenza fondamentale: il vantaggio competitivo rappresentato dalla lingua inglese.
Il Guardian realizza ormai negli Stati Uniti quasi il 23% dei propri ricavi. Nell’ultimo esercizio il fatturato generato sul mercato statunitense ha raggiunto 64 milioni di sterline, con una crescita del 15%. In Nord America, considerando anche il Canada, il quotidiano può contare su circa 500 mila sostenitori ricorrenti, contro i 550 mila del Regno Unito.
Il giornale britannico si è così trasformato in una testata globale. Circa due terzi della sua audience digitale si trova fuori dal Regno Unito. I ricavi internazionali hanno raggiunto 115 milioni di sterline e rappresentano il 41% del fatturato complessivo.
La presidenza Trump può avere favorito la crescita, ma il risultato nasce da una strategia avviata da tempo. Il Guardian ha investito nella redazione statunitense e ha esportato la propria identità progressista, intercettando una parte dell’opinione pubblica americana alla ricerca di una lettura alternativa rispetto a quella offerta dai quotidiani nazionali.
Il modello economico si fonda soprattutto sul rapporto diretto con i lettori. La maggior parte dei contenuti resta liberamente accessibile, mentre al pubblico viene chiesto di sostenere volontariamente il progetto editoriale. Nell’esercizio 2025-2026 i ricavi digitali provenienti dai lettori sono cresciuti del 17%, raggiungendo 126 milioni di sterline. I sostenitori ricorrenti sono saliti a 1,4 milioni.
Complessivamente, il Guardian Media Group ha realizzato ricavi per 282 milioni di sterline, con una crescita del 2%. Il flusso di cassa operativo rettificato è rimasto negativo per 17 milioni, ma è migliorato rispetto ai 24 milioni dell’anno precedente.
Diverso è il percorso del Washington Post. Dopo la perdita di abbonati e quattro anni di risultati negativi, il quotidiano di proprietà di Jeff Bezos ha deciso di investire sulla qualità in senso negativo, licenziando circa 300 degli 800 giornalisti. Le previsioni parlano di un contenimento delle perdite, ma si dovrà verificare nel medio lungo periodo quanto influirà sui ricavi la perdita di qualità dei contenuti.
Per gli editori italiani la lezione è chiara, ma il modello non è completamente replicabile. L’inglese è parlato, come prima o seconda lingua, da circa un miliardo e mezzo di persone. Un giornale britannico si rivolge al pubblico anglofono, miliardi di persone.
L’italiano, invece, ha una diffusione prevalentemente nazionale. Le nostre testate non possono moltiplicare l’audience attraverso una semplice espansione geografica e operano in un mercato molto più ristretto.
Diventa quindi ancora più importante aumentare il valore economico di ogni lettore, costruire comunità riconoscibili e diversificare le fonti di ricavo. Soprattutto mentre l’intelligenza artificiale utilizza le informazioni prodotte dai giornali per fornire risposte direttamente agli utenti, riducendo ulteriormente gli accessi ai siti delle testate.
La crescita nel mercato statunitense del Guardian dimostra che non tutti i giornali sono uguali. È che la sostenibilità passa sempre più dal rapporto diretto con i lettori e dalla capacità di trasformare l’autorevolezza in ricavi. Per gli editori italiani sarà più difficile proprio perché il mercato linguistico è limitato.







