L’Usigrai torna a tuonare contro la governance di viale Mazzini e denuncia: “Rai bloccata dai veti dei partiti”. La politica è dentro la Rai ma il sindacato non ne vuole più sapere. E se ci si divide sul caso del canone che rimane quello che è con il voto di Forza Italia, insieme all’opposizione, che ha messo la maggioranza in minoranza sull’opzione leghista di diminuirlo a 70 euro, l’Usigrai continua ad accusare lo stallo sulla vicenda: “Un’azienda bloccata dai veti dei partiti. Un vertice aziendale che non ha ancora la presidenza, la maggioranza che fa braccio di ferro sul canone e si spacca in commissione bilancio del Senato, la manovra finanziaria, contrariamente a quanto previsto dal Media Freedom Act Europeo sull’indipendenza delle risorse per il Servizio Pubblico Radiotelevisivo, interviene chiedendo di tagliare per legge le spese sul personale Rai. Non una parola e nemmeno una vera iniziativa per superare lo stallo in cui hanno portato l’Azienda”. Ma non è tutto. Il sindacato alza ancora la voce: “La Rai trasformata nel campo di battaglia dove regolare i conti tra i partiti della maggioranza è uno spettacolo indecoroso e pericoloso allo stesso tempo, per gli oltre 10mila dipendenti e per i cittadini a cui quotidianamente sono garanti informazione e intrattenimento a livello nazionale e regionale su tutto il Paese. Un presidio di democrazia al servizio della comunità nazionale che rischia, in questo gioco dei veti incrociati, di pagare un prezzo altissimo in termini credibilità e efficienza. Serve un passo in avanti da parte di tutti per uscire dallo stallo”. La conclusione è un appello a fare qualcosa: “Si metta da parte la logica della spartizione e si fissino i paletti della riforma con tempi certi per l’approvazione della nuova legge che garantisca autonomia dei vertici e delle risorse economiche, in linea con il regolamento Europeo sui Media che ad agosto del nuovo anno diventerà operativo”.
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