Un solo giornalista pubblica 52 articoli al giorno: negli Stati Uniti il caso Quartz scuote l’editoria e riapre il dibattito sull’AI

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Cinquantadue articoli pubblicati in un solo giorno, circa 20.000 parole e una produzione giornalistica che fino a pochi anni fa avrebbe richiesto il lavoro di un’intera redazione. È quanto emerge da un’inchiesta di Press Gazette, testata britannica specializzata nel settore dei media, sul quotidiano economico digitale americano Quartz, con sede negli Stati Uniti, diventato uno dei casi più controversi dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’editoria.

Al centro della vicenda c’è Cris Tolomia, autore al quale risulta attribuita gran parte delle notizie pubblicate quotidianamente sul sito. Secondo la ricostruzione di Press Gazette, l’8 ottobre Tolomia avrebbe firmato almeno 52 articoli, affrontando argomenti molto diversi tra loro, dai mercati finanziari alla tecnologia, dalla sicurezza informatica fino a temi di interesse generale. Una quantità di contenuti difficilmente compatibile con i tempi tradizionali della ricerca, della verifica delle informazioni e della scrittura giornalistica.

L’inchiesta, pubblicata il 9 ottobre, ha sollevato interrogativi sul ruolo effettivamente svolto dall’intelligenza artificiale nella produzione degli articoli. Attraverso l’analisi dei contenuti e l’utilizzo di strumenti di rilevazione, Press Gazette ha individuato numerosi elementi compatibili con una produzione fortemente automatizzata. Questi strumenti, tuttavia, non consentono da soli di dimostrare con certezza come sia stato realizzato ogni singolo testo.

La particolarità del caso è che Quartz non nasconde l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Nella propria presentazione editoriale, la testata dichiara esplicitamente che l’AI svolge un ruolo centrale nella produzione e nella pubblicazione delle notizie. Gli strumenti generativi possono intervenire nella stesura, nell’organizzazione e nella revisione dei testi, nella creazione di immagini e nella gestione dei processi editoriali, sempre secondo quanto affermato dall’azienda sotto supervisione umana.

Quartz distingue inoltre il giornalismo originale, che dichiara essere interamente realizzato dai propri giornalisti, dai contenuti quotidiani di informazione economica, dalle raccolte di notizie e dagli approfondimenti basati su materiali già pubblicati, nei quali l’automazione può assumere un peso maggiore.

La testata ha però scelto di non indicare su ogni articolo se sia stato utilizzato un sistema generativo. Una decisione motivata dall’idea che debba essere la qualità finale del contenuto, e non lo strumento impiegato, a determinare il giudizio dei lettori.

È proprio questo uno dei punti più discussi della vicenda. Se un giornale pubblica decine di articoli al giorno attraverso processi automatizzati, quanto controllo umano può essere effettivamente esercitato su ogni notizia? E soprattutto, come può il lettore distinguere un’inchiesta originale da un testo realizzato prevalentemente attraverso la rielaborazione di informazioni prodotte da altre redazioni?

Il caso americano evidenzia una trasformazione che potrebbe modificare radicalmente l’organizzazione economica delle imprese editoriali. L’intelligenza artificiale permette infatti di aumentare enormemente la quantità di contenuti pubblicati, riducendo i tempi necessari per realizzare aggiornamenti, sintesi e articoli informativi. Per gli editori, alle prese con la contrazione dei ricavi pubblicitari e la necessità di contenere i costi, si tratta di una prospettiva particolarmente interessante.

Ma la produttività non coincide necessariamente con il valore giornalistico. Pubblicare cinquanta articoli in un giorno non significa aver prodotto cinquanta notizie originali. Gran parte del lavoro che rende indispensabile una redazione consiste infatti nel trovare informazioni non ancora disponibili, verificare documenti, raccogliere testimonianze, interrogare le fonti e assumersi la responsabilità di ciò che viene pubblicato.

L’intelligenza artificiale può moltiplicare gli articoli, ma non moltiplica automaticamente le notizie.

Un ulteriore elemento riguarda la provenienza delle informazioni. Quando un sistema AI rielabora contenuti pubblicati da altre testate, si pone il problema del riconoscimento del lavoro giornalistico originale. Il rischio è alimentare un mercato nel quale alcune redazioni sostengono i costi della raccolta delle notizie, mentre altre possono produrre grandi quantità di articoli utilizzando informazioni già disponibili.

Secondo i dati richiamati dall’inchiesta britannica, Quartz avrebbe registrato circa 1,8 milioni di visite nel settembre 2026, un livello sensibilmente inferiore a quello raggiunto nel 2020. Il dato non dimostra che l’impiego dell’intelligenza artificiale abbia provocato il calo del traffico, ma evidenzia come l’aumento della produzione non garantisca automaticamente una crescita del pubblico.

La vicenda arriva in un momento in cui numerosi gruppi editoriali, negli Stati Uniti come in Europa, stanno sperimentando l’automazione delle attività redazionali. Dalla trascrizione delle interviste alla preparazione di sintesi, dalla traduzione alla produzione di aggiornamenti finanziari e sportivi, gli strumenti generativi sono ormai presenti in una parte crescente dei processi giornalistici.

La questione non è quindi stabilire se l’intelligenza artificiale debba entrare nelle redazioni, ma definire quali attività possano essere automatizzate senza compromettere accuratezza, trasparenza e responsabilità editoriale.

Per il settore si apre anche un interrogativo occupazionale. Se una sola persona, supportata da sistemi generativi, può produrre il volume di articoli precedentemente realizzato da numerosi redattori, gli editori potrebbero essere tentati di ridurre ulteriormente gli organici. Una scelta che, nel breve periodo, può contenere i costi, ma che rischia di impoverire la capacità delle testate di produrre informazione autonoma.

Al momento dell’inchiesta, Press Gazette aveva chiesto chiarimenti a Quartz e alla società proprietaria Redbrick senza ottenere una risposta. Rimane quindi da comprendere nel dettaglio come siano organizzati i controlli editoriali e quale sia il contributo umano effettivo nella realizzazione dei contenuti esaminati.

Il caso Quartz potrebbe diventare emblematico di una nuova fase dell’industria dell’informazione, nella quale la quantità di articoli non sarà più un indicatore sufficiente della forza di una testata.

Perché se l’intelligenza artificiale rende possibile pubblicare cinquanta articoli al giorno, la vera differenza tra un giornale e una fabbrica automatizzata di contenuti sarà sempre più la capacità di produrre notizie che nessun altro possiede.

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