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Tv locali. Giunco lancia l’allarme. Su 500 attive solo 100 fatturano e danno lavoro

La laziale T9 potrebbe essere spenta a breve, Telenorba sta per mandare a casa 8 giornalisti e 35 tecnici, e pure per Telelombardia il futuro non sembra tanto roseo. Nella crisi generale del Paese, e in quella piu’ specifica dell’editoria, risalta in questi giorni la difficile situazione delle emittenti locali. Problemi che non stupiscono Maurizio Giunco, presidente dell’Associazione Tv Locali aderente a Confindustria Radio Televisioni. “In ambiente analogico esistevano 500 operatori locali, un numero che gia’ dimostrava che era mera occupazione di banda trasmissiva. E le tv che svolgevano la funzione per cui erano nate – raccontare la cultura del territorio e non mandare in onda televendite – erano una netta minoranza” spiega al VELINO addentrandosi in un passato che cosi’ lontano non e’. Dopo la digitalizzazione, prosegue Giunco, il numero degli operatori e’ rimasto lo stesso ma i canali sono diventati circa 3.200, una cifra enorme soprattutto se si riflette sul fatto che dei 10mila addetti totali il 65 per cento lavora in sole 93 tv. E ancora: “Le prime 100 emittenti per ascolti rappresentano il 70 per 100 degli ascolti totali; le societa’ che dispongono di un’effettiva consistenza patrimoniale – con fatturato superiore al milione di euro – sono 93; i ricavi complessivi del settore sono pari a 480 milioni ma le prime 100 tv fatturano il 75 per cento del totale”. Insomma, e’ chiaro che “esistono 100 tv locali che concentrano fatturato e ascolti e garantiscono occupazione. Consentire, come e’ stato fatto, la mera occupazione della banda trasmissiva ha causato lo svilimento del settore”. Serve un disegno per dare ordine al sistema Oggi dunque, chiarisce il presidente dell’Associazione Tv Locali, “il mercato ha un’errata sensazione ovvero che l’emittenza locale non svolga il ruolo per cui e’ nata. Peraltro e’ difficile trovare il prodotto di qualita’ con altre 3.100 che non lo fanno. L’utente stesso, oltre che l’investitore, non la vede piu’ nel suo ruolo”. Secondo Giunco poi bisogna considerare che “la crisi della comunicazione va a colpire le grandi realta’ e non le piccole”. In parole povere, chi da’ lavoro e parla del territorio e non chi manda in onda tutto il giorno televendite. “Questi problemi erano prevedibilissimi, occorreva una selezione, bisognava sostenere le emittenti che fanno ascolti e creano occupazione. E infatti ora si ha notizia solo delle emittenti maggiori”. Confindustria Radio e tv, dice ancora, “continua a chiedere al governo non iniziative di sostegno ma un effettivo e vero ripensamento delle tv locali e norme serie per chi vuol fare impresa nel settore con dignita’ e certezza del diritto. Introdurre modalita’ di sostentamento non serve a nulla – spiega -, occorre creare i presupposti per cui chi fa impresa in tv deve essere considerato come chi lo fa in altri settori”. Su 500 tv locali solo 100 fanno ascolti, fatturato e danno lavoro (3) Serve un disegno per dare ordine al sistema Cosa non facile se si sommano altre questioni rilevanti: “Da qui a dicembre verranno tolte 71 frequenze per sovrapposizione con frequenze riconosciute a livello internazionale” assegnate senza un coordinamento. C’e’ poi “il problema della numerazione Lcn (numerazione automatica dei canali della tv digitale terrestre, ndr)”, che sta causando contrasti da tempo. La verita’, conclude Giunco, e’ che “la televisione e’ nata in mancanza di un disegno e anche con il passaggio al digitale non si e’ lavorato a uno complessivo del sistema. Visto pero’ che ormai c’e’ pochissimo tempo, facciamolo questo disegno. Non so come si potra’ sostituire la voce delle tv locali”. (M. Piras)

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