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Tv locali: in arrivo 20 milioni di euro per “liquidare” le emittenti che interferiscono con le frequenze di altri Paesi. Basteranno?

 

 

La guerra è stata dichiarata diversi mesi fa e Roberto Sambuco, capo del dipartimento Comunicazione del Mise, ha annunciato che il governo italiano vuole chiarire una volta per tutte, l’annosa vicenda legata alle frequenze tv.
Ma veniamo ai fatti. Dopo un periodo in cui si sono limitate a chiedere accertamenti e verifiche, Malta, Croazia e Svolenia, hanno protestato ufficialmente contro alcune emittenti del Belpaese, ree di non aver rispettato i limiti per le emissioni, previsti al momento dell’assegnazione della frequenze.
Come sottolineato da Sambuco, da qui è nata la decisione del Ministero, nell’ambito del nuovo decreto “Destinazione Italia” di erogare, a titolo di risarcimento, 20 milioni di euro a favore delle tv locali che abbandoneranno le frequenze “oggetto di accertate situazioni interferenziali”.
Questo provvedimento sarà, quindi, l’occasione per risolvere la controversia in tempi rapidi, perché si prevede che la norma diventerà “decreto attuativo” già nei prossimi 10 giorni.
Eppure la strada, apparentemente giusta, intrapresa dal governo italiano ha innescato molti dubbi e perplessità negli esperti e negli addetti ai lavori.
Innanzitutto la prima valutazione riguarda proprio le emittenti televisive coinvolte: al momento ne sono state individuate poche (localizzate in Sicilia, Veneto ed Emilia Romagna) ma, in un prossimo futuro, se ne potrebbero aggiungere altre e, in questo caso, le risorse attualmente disponibili si rivelerebbero insufficienti.
E ancora. Proprio la policy adottata dal Dipartimento italiano, potrebbe incoraggiare altri Stati confinanti a “sollevarsi”, giustamente o ingiustamente, sempre per gli stessi motivi.
Certo non è detto che tutto questo accada, ma bisogna riconoscere che si tratta di un’eventualità possibile e, in tal caso, il governo Letta sarebbe del tutto impreparato a gestire una situazione, anche in termini economici, molto più grave del previsto.
Ecco perché molti si chiedono se questo decreto, magari nato con le migliori intenzioni, non sia, in realtà, un’arma a doppio a taglio che finirà con il ritorcersi contro.
Ma non solo. Prima di prendere questa decisione, non si poteva tentare una negoziazione più diplomatica? Era davvero questo il migliore, o l’unico modo, per risolvere la questione delle frequenze tv?
Ai posteri l’ardua sentenza!

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