Editoria

Tilly Norwood: se l’Ai minaccia tutti, pure i divi del cinema

Tilly Norwood. Segnatevi questo giovane talento del cinema. E immaginate che, manco ha fatto il suo debutto nel jet-set, che ha già scatenato le ire delle colleghe e dei colleghi di Hollywood. Perché la signorina Tilly Norwood, presentata al Festival del Cinema di Zurigo di quest’anno, è un’attrice bella, brava, talentuosa e, soprattutto, non esiste. Perché altro non è che un’intelligenza artificiale.

La levata di scudi, subito dopo la presentazione dell’attrice virtuale, unisce la Hollywood disastrata dei film. Un’industria cinematografica che parla di crisi e che non riesce sempre a coniugare, agli investimenti, i risultati al botteghino. Colpa dello streaming, dicono gli uni. Colpa della mancanza di fantasia e coraggio, asseriscono gli altri. Colpa dei social che ci ha resi tutti nostalgici e chiusi alle novità. Colpa di tutti e di nessuno. Ma, intanto, i denari iniziano a pesare sempre di più. Gli studios hanno iniziato con gli sceneggiatori prima, i registi poi. Adesso, forse, tocca agli attori.

Credere che Tilly Norwood sia la risposta a una domanda che nessuno aveva fatto rappresenta un errore di prospettiva. La dinamica è la stessa che ha portato sulle patinatissime pagine di Vogue la prima modella interamente costruita con l’intelligenza artificiale. A che serve pagare, profumatamente, individui in carne e ossa quando si può appaltare tutto al computer? I suoi creatori, dallo studio londinese Xicoia, dicono che è studiata per diventare la nuova Natalie Portman, o una novella Scarlett Johansson. Emily Blunt, in un podcast, ha detto: “Ce le abbiamo già”. Adesso, però, anche per le stelle di Hollywood è finito il momento di restarsene a guardare. L’intelligenza artificiale è un problema che riguarda tutti. Persino gli intoccabili, i divi, gli inarrivabili. I prossimi potrebbero essere virtuali.

Luca Esposito

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