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A Torino si discute del futuro dell’editoria. Nascono nuovi modelli di business?

L’industria dei media, la fiducia dei lettori, il declino (ma non la morte) della carta stampate, le fake news, la sostenibilità del mercato, il giornalismo del futuro. Un confronto lungo cinque ore a cui ha partecipato il gotha dell’editoria mondiale, a Torino, in occasione di una conferenza organizzata dalla Stampa in occasione dei suoi 150 anni

La conferenza internazionale ‘The future of newspaper’ ha visto l’intervento di giornalisti, editori, dirigenti del mondo dei media, tra carta stampata e digitale, per rispondere alle domande chiave dell’industria. La giornata è stata introdotta da Maurizio Molinari, direttore della Stampa. Le sfide davanti a noi non potrebbero essere più impegnative. Le copie vendute in edicola diminuiscono, la pubblicità cala, copie digitali non crescono abbastanza”. Cita quello che potremmo definire il dilemma dei 25: ogni anni un utente genera per Facebook un ricavo di 25 dollari. Per un’azienda del mondo dei media quella cifra si riduce a 25 centesimi. “Ma i lettori – spiega Molinari – continuano a voler leggere, a ricevere informazioni su quello che succede nel mondo che evolve, e sulla base di questa necessità del lettore l’editoria può uscire più forte”.

Per farlo serve un “nuovo modello di business e i lettori devono accettare nuovi modelli di pagamento. In risposta, i giornali devono garantire affidabilità dei contenuti e sfruttare la dimensione della sua comunità, formata da giornalisti e da lettori”. E ancora: “Non dobbiamo avere paura di ripensarci, rinventarci, anche con idee di rottura. Forse dovremo scrivere articoli in maniera diversa, dovremo avere giornali più compatti con contenuti così di qualità da giustificare anche prezzi più alti”.

Sull’incontro Molinari ha poi spiegato: “Il nostro obiettivo è interagire per creare una rete d’idee da cui ognuno possa trarre vantaggio. E creeremo una to do list che condivideremo”.  C’è un punto di incontro, un po’ più in là nella strada, nel futuro dell’editoria dove il giornale stampato e la sua versione digitale avranno un equilibrio. E sarà un mondo in cui i giornali avranno un’altra forma, forse avranno più rilievo durante i weekend, gli articoli saranno scritti in maniera diversa e il rapporto tra giornalisti e grafici e sviluppatori sarà molto più stretto di quanto è oggi. Sono solo alcuni degli spunti del primo panel della giornata, quello a cui hanno partecipato direttori di giornale da tre diversi continenti. Guidati da John Micklethwait (direttore di Bloomberg News) si sono confrontati Lionel Barber(Financial Times), Bobby Ghosh (Hindustan Times), Lydia Polgreen(Huffington Post) e Ascanio Seleme (O Globo).

(repubblica)

Ivan Zambardino

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