Editoria

Smartworking e piano Cig, si dimette Cdr al Mattino

L’editore chiude all’ipotesi smartworking, il comitato di redazione de Il Mattino si dimette. È bagarre a Napoli dove i giornalisti hanno scelto di rassegnare il proprio benservito dal cdr dopo che l’azienda non ha voluto rispondere a una precisa richiesta avanzata dall’assemblea dei cronisti per il lavoro agile. Insomma, lo smartworking fa esplodere il caso a Il Mattino e innesca il primo braccio di ferro del nuovo anno, in cui si intreccia anche un’altra questione, decisiva, per il futuro dello storico quotidiano napoletano: quello del piano di crisi che, secondo quanto hanno riferito i giornalisti, l’editore vorrebbe rimettere in discussione.

L’annuncio è arrivato in una nota, secca e precisa. In cui si legge la dinamica dei fatti culminati nelle dimissioni rassegnare il 2 gennaio scorso. “Il Comitato di Redazione de Il Mattino ha incontrato oggi l’Azienda, nella persona del Capo del Personale avvocato Santorelli, per chiedere – su sollecitazione della redazione – l’applicazione della prestazione lavorativa anche in modalità smart working, non avendo ricevuto ancora risposta alla proposta di lavoro agile approvata all’unanimità dall’Assemblea dei giornalisti del Mattino il 5 ottobre 2022. Ciò anche alla luce di singoli casi di smart working verificatisi nelle ultime settimane”. Ebbene, raccontano i cronisti: “Di fronte alla chiusura dell’Azienda sulla possibilità di discutere della proposta e di fronte, invece, all’ipotesi prospettata dalla stessa Azienda di rivedere il piano di crisi in corso circa le giornate di Cigs nel 2023, il Comitato di Redazione rassegna le dimissioni con effetto immediato”.

Accanto ai dipendenti de Il Mattino si sono da subito schierati il sindacato unitario dei giornalisti della Campania e i colleghi della Federazione nazionale della stampa italiana. Che, in un documento, hanno espresso piena solidarietà ai giornalisti. “Anche solo ipotizzare l’aumento di giornate di Cigs, a fronte di un accordo di responsabilità siglato da Cdr e Sindacato e condiviso dall’assemblea dei giornalisti, è uno schiaffo ad una redazione che non si risparmia e che con enormi sacrifici, nonostante un organico ridotto all’osso, garantisce quotidianamente un prodotto ricco, competitivo e con tante iniziative speciali di qualità, come riconosciuto dalla stessa azienda. Quanto allo smart working, è auspicabile che si arrivi a una piattaforma negoziata con criteri uguali per tutti, altrimenti si rischia di generare solo caos e una pericolosa deregulation”.

Luca Esposito

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